Cari lettori, l’altro giorno mi sono tuffata nel mondo della cultura e della storia e, oltre ad un’altra fondazione di cui vi ho già parlato, nel pomeriggio ho avuto l’opportunità di visitare il Museo Martes di Calvagese della Riviera, nato dalla volontà di un imprenditore bresciano che, insieme ai figli, nel 2000 ha istituito la Fondazione Luciano Sorlini.
Luciano Sorlini amava l’arte e, le sue due proprietà sparse nel nord dell’Italia (a Montegalda Vicentina e Venezia), erano ricche di opere d’arte di stupenda bellezza. Egli decide di accorparle tutte nel palazzo bresciano di Calvagese unificando l’intera collezione.
Ed è così che nel 2004 tutti questi quadri inestimabili confluiscono in un unico e magnifico palazzo del nostro territorio.
Ad oggi, in questo stupendo museo, si possono ammirare 180 dipinti, la maggior parte di essi veneziani e veneti databili tra il XIV e il XIX secolo; ma non solo.
Ammetto che quando sono arrivata non mi aspettavo di trovarvi di fronte a un palazzo così esteticamente bello, curato, visivamente rilassante.
La visita è stata un susseguirsi di piacevole osservazione di dipinti di pittori differenti con la grande possibilità di ammirarne i dettagli, le pennellate, le particolarità e, in un caso specifico, anche i “bozzetti” che hanno poi portato ad un dipinto di grandissimo impatto.
Ogni sala racchiude l’essenza dei quadri che ospita e, mobilio e lampadari, donano omaggio sia a un tempo passato che a un territorio amato dal fondatore: Venezia.
Lo stato di conservazione delle opere è davvero perfetto e l’eleganza della stanza viene risaltata proprio dalla scelta di disposizione delle stesse permettendone anche uno sguardo molto attento e una luce stupenda.
Ho amato molto anche una sala in particolare dove, pareti e soffitti, ti portavano dentro a un luogo, dentro un quadro e, anche in questo spazio, i quadri erano valorizzati e permettevano di godere delle loro peculiarità.
Tra i vari pittori presenti al Museo Martes, troviamo anche due opere del nostro amato Ceruti ed ero davvero curiosa di vederle in quanto Stefano Lusardi (conservatore della Fondazione) mi aveva stuzzicato la curiosità dicendomi che erano le più belle creazioni di questo artista.
Si tratta di due ritratti ad un uomo e una donna… io condivido quello che ho risposto di fronte alla domanda “avevo ragione?”. Io risposi: “A loro manca solo la parola”.
Lascio dedurre a voi se aveva o meno ragione.
Altra parte della collezione voluta da Luciano Sorlini è quella dedicata ai libri. Una raccolta di circa 8000 volumi a disposizione dei posteri.
Insomma, cari lettori, il nostro territorio offre moltissimi luoghi di cultura e di storia e il Museo Martesè uno di questi. Un museo, ma anche un luogo dove le proposte di didattica e laboratorio, possono permettere agli uomini del futuro di avvicinarsi al bellissimo mondo dell’arte. Ma la Fondazione Luciano Sorlini organizza anche cinema, corsi, eventi privati con visita al museo, e molto altro.
Se non lo avete ancora fatto, andate a scoprire questo stupendo spaccato culturale di valore ed eleganza e, chissà, magari ci ritroviamo insieme a passeggiare tra le stanze di questo magnifico palazzo mentre i magnifici quadri ci fanno compagnia e ci arricchiscono.
Cari lettori, eccomi qui a scrivervi di una nuova esperienza costruttiva che ho vissuto ieri scoprendo e riscoprendo una realtà storica, culturale e importante sita nel nostro territorio, precisamente nel paese di Lonato del Garda.
Inizio lasciandovi dei cenni storici precisi che, per chi non ha ancora visitato questo luogo magico, potranno darvi un’idea della bellezza e del valore di questi gioielli che ieri ho avuto l’onore di visitare e scoprire accompagnata da Stefano Lusardi, curatore della Fondazione Ugo da Como.
La Roccavisconteo veneta è il simbolo della città: visibile da ovunque, si impone per la sua mole che ne definisce il possente impianto architettonico ed è una delle più estese fortificazioni della Lombardia (lodata per la sua imponenza e posizione strategica anche da Napoleone Bonaparte). Dalle sue mura si gode una vista ineguagliabile sul Basso Garda. Nella Casa del Capitano si trova la sala immersiva, al piano rialzato, il Museo Civico Ornitologico.
La Fondazione ha sede nella Casa del Podestà, oggi Casa Museo fra le più affascinanti della penisola, rimasta inalterata con le sue ricchissime collezioni di arte e i suoi antichi arredi, importante testimonianza del gusto altoborghese per l’abitazione fra ‘800 e ‘900. Si visitano oltre venti ambienti ricchi di migliaia di preziosi oggetti antichi: dipinti, sculture, arredi lignei, maioliche, vetri, bronzi, peltri. Sono di Girolamo Romanino, il più originale pittore della Scuola Bresciana del Cinquecento, i tre monumentali strappi da affresco raffiguranti Capitani di ventura che campeggiano sulle pareti della Galleria d’entrata.
Ma ciò che rende assolutamente unica la visita alla Fondazione Ugo Da Como è la presenza di una delle biblioteche private più importanti in Italia. Il Senatore bresciano, oltre alla costante passione per la vita pubblica italiana e per le sorti dello Stato fu un instancabile collezionista, un colto e raffinato bibliofilo. La dimora di Lonato custodisce oltre 52.000 libri: manoscritti, codici miniati, centinaia di incunaboli, migliaia di cinquecentine, rarità bibliografiche e preziose curiosità come degli autografi di Ugo Foscolo.
Il grande Parco della Rocca – che fa parte del circuito Grandi Giardini Italiani – è uno straordinario esempio di bosco ceduo con olivi, vigne e specie spontanee e scenografici pendii erbosi.
Rocca e Casa del Podestà sono Monumento nazionale dal 1912.
In un certo senso, la descrizione che ho inserito sopra e che ho avuto gentilmente dalla fondazione, è super esaustiva e descrive brevemente cosa sia e cosa si trova in questi luoghi; ma non è così.
Varcare il cancello, e poi il portone, della Casa del Podestà significa entrare letteralmente dentro uno spaccato della storia nazionale e, nel particolare, del nostro territorio e della politica e cultura dei nostri ultimi cento anni.
Sapere come questo luogo fosse prima la casa del Podestà, poi una zona militare, successivamente la residenza delle famiglie povere del dopoguerra e, infine, fondazione e museo di grande pregio ne identifica il valore e il ruolo fulcro che ha avuto e continua ad avere nel tessuto sociale e culturale bresciano.
Le sale della casa, come da volere di Ugo Da Como, sono rimaste fedeli a quand’egli ci viveva e, nella loro stupenda eleganza e conservazione, diventano rappresentanza degli stili di vita e degli usi di un tempo e, da memorie di vita private si estendono a divenire luoghi ed oggetti simbolo di un’epoca.
Mentre passeggiavo e ammiravo estasiata le varie sale, i quadri, gli arredi, i dipinti, le fotografie e tanto altro, mi ritrovavo ad ascoltare il curatore sempre più affamata di informazioni tant’è che mi ero ripromessa di scattare un sacco di foto ma ero talmente presa dai singoli arredi, dai dettagli, dalla raffinatezza e dalla bellezza di questo palazzo, che ho ritenuto mostrarvi “poco” affinché possiate ammirare con i vostri occhi dal vivo tutta l’immensità di queste stanze e dei singoli arredi. Che si trattasse di sculture, oggetti, sedute o altro, ero davvero incantata di fronte alla conservazione, alla precisione e alla bellezza che ogni stanza mi donava.
Vi spoilero una cosa che, per un’amante dei libri è quasi l’apoteosi: ci sono libri ovunque… anche dove non pensereste; e che libri magnifici.
Ed è questo uno dei grandi doni che Ugo Da Como ha fatto a tutti noi: la biblioteca.
Sono rimasta a bocca aperta ancor prima d’entrare. Sulla soglia di quel luogo sacro ero già incantata dalla vista di ciò che si trovava al suo interno.
Non semplicemente libri. Ma lascio a voi scoprirlo.
Per non parlare del giardino esterno che dona una quiete immensa e rilassa già solamente ammirando le piante presenti e dove io immagino abbia passeggiato parlando con Zanardelli o si sia seduto a leggere qualche testo.
Non da meno, attraverso l’esposizione sita nell’ingresso della casa e nella biblioteca stessa, è l’esposizione che narra la storia di alcuni monumenti bresciani fulcro della nostra storia e del vissuto: il monumento al Tartaglia e ad Arnaldo.
Anche su questi due emblemi cittadini potrei dilungarmi e narrarvi cos’ho avuto l’onore di scoprire ma ritengo che ognuno di noi possa scoprirlo dal vivo recandosi a Lonato e che si faccia una visione personale ed emotiva ammirando libri, bozzetti e altro inerenti a questi due punti cardine cittadini (e ne potrete scoprire anche degli altri).
E dopo aver visitato questo gioiello storico (deliziandomi di una compagnia così sapiente e disponibile), ho ripercorso il viale che conduce alla Rocca di Lonato e lì ho ripasseggiato dentro le mura che anche un anno fa mi hanno deliziata durante una visita.
Camminare in questo luogo dona pace, rilassa e, contemporaneamente, ti fa pensare a un tempo passato, ti porta a immaginare cosa possa esser accaduto tra queste mura e ti invoglia a visitare e ammirare tutto il muro di cinta e le stanze interne alla rocca. Luoghi dove trovare delle mostre fisse e temporanee sulla fotografia.
L’anno scorso avevo condiviso con voi tramite i social le informazioni e delle immagini della mostra che era in corso e, grazie a Stefano Lusardi, ieri ho potuto ammirare quella in corso fino al 6 gennaio 2025:
L’Italia dell’Ottocento nelle fotografie della Collezione Sandretto Re Rebaudengo
Vi sono esposti molti esemplari dei più celebri fotografi del tempo: Charles Marville a Torino; Adolphe Godard e Celestino Degoix a Genova; Hippolyte Deroche, Francesco Heiland e Luigi Sacchi a Milano; Moritz Lotze a Verona; Fortunato Antonio Perini, Domenico Bresolin, Carlo Naya, Carlo Ponti a Venezia; Leopoldo Alinari e Alphonse Bernoud a Firenze; Robert Macpherson, Giacomo Caneva, Gioacchino Altobelli a Roma; Giorgio Sommer, Robert Rive, Giuseppe Incorpora attivi tra Napoli e la Sicilia e molti altri ancora.
È il momento di “tirare le fila” e, come sempre, sapete che io vado di pancia, ad emotività e vi affermo con certezza che la visita di ieri è stata una delle esperienze più arricchenti e costruttive che abbia fatto quest’anno. Mi ha permesso di scoprire un luogo ricco di storia, cultura, fascino, raffinatezza e cultura.
Ho terminato la visita con un bagaglio personale molto più ampio e un senso di piacere e incanto per questi luoghi che mi hanno tolto la parola tanto ero piacevolmente basita e folgorata.
Tutto questo potete viverlo anche voi… basta andare sul sito dove potete trovare tutte le informazioni per le visite e gli eventi e laboratori che organizzano.
Quindi, cari miei lettori, non avete scusanti e, chissà, magari ci troviamo a passeggiare insieme in questo luogo magico.
Si é svolta venerdì scorso, presso il comune di Corte Franca, la conferenza stampa della direzione della Riserva Naturale Torbiere del Sebino per diffondere un ulteriore passaggio e miglioramento di questo nostro patrimonio.
L’argomento di questo incontro é stato sulla tutela di una delle aree più delicate del sito: le Lamette a confine con jl lago nel comune di Iseo.
Flavio Bonardi, presidente della Riserva Naturale, dichiara che la Provincia di Brescia ha finanziato il progetto denominato “Un confine per la tutela delle Lamette” con l’obiettivo di garantire maggior chiarezza e tutela all’area più delicata della Riserva. L’accesso alle Lamette é infatti vietato ed é fondamentale comunicare tale divieto e ridurre l’impatto dell’uomo causato dalla pesca, navigazione e altro.
Il progetto finanziato dall’Ente Provincia prevede il posizionamento di tredici pali di legno lungo il confine tra il lago e le Lamette. Ognuno di essi sarà dotato di luce, cartello di divieto e fascine per la riproduzione dell’itticofauna.
Prosegue il direttore Nicola Della Torre dichiarando che questo nuovo passaggio rappresenta la soluzione definitiva alle attuali boe, poco visibili, che richiedono riposizionamenti continui.
I lavori inizieranno presumibilmente a gennaio 2025, compatibilmente con l’affidamento dei lavori e il periodo di nidificazione.
Il consigliere Marco Apostoli parla a nome della Provincia confermando la soddisfazione per il progetto e il traguardo ottenuto.
La sindaca di Corte Franca, Anna Becchetti, conclude ringraziando tutti gli attori del Progetto che hanno dimostrato come la cooperazione e la condivisione portano sempre a risultati eccellenti e di maggior tutela del nostro amato territorio.
Oggi è stato presentato presso l’auditorium del Monastero di san Pietro in Lamosa, il progetto “Bio Hub Torbiere” alla presenza fra gli altri, del Presidente della Riserva Flavio Bonardi, del Direttore Nicola Della Torre e del consigliere delegato della Provincia Marco Apostoli.
“Il progetto BioHub Torbiere – ha affermato Flavio Bonardi Presidente della Riserva Naturale – nasce dal bisogno di ampliare ed integrare le ricerche scientifiche dell’Ente Riserva e allo stesso tempo renderle accessibili alla più ampia comunità. La ricerca e la disponibilità di dati aggiornati rappresentano uno dei capisaldi di qualsiasi area protetta, strumenti indispensabili per implementare progetti di conservazione e ripristino ambientale”.
“Se da un lato – ha dichiarato Nicola Della Torre Direttore della Riserva – attraverso un approccio multidisciplinare, si mira ad allargare il database dell’Ente dall’altro si intende rendere accessibile al più ampio pubblico le conoscenze acquisite, attraverso una divulgazione efficace e coinvolgente”.
L’obiettivo è quindi quello di connettere due sponde della società offrendo un luogo dove la comunità locale e il mondo della ricerca, della conservazione e della valorizzazione si possano incontrare. Quest’ultima necessità è il risultato di una serie di riflessioni emerse durante gli incontri dei membri della Comunità della Riserva e da parte di alcuni stakeholders locali.
“Oltre a questi due obiettivi – ha dichiarato Glauco Patera membro del Comitato Tecnico – ci si è posto anche un altro, implementare alcuni interventi pilota di ripristino ambientale: la ricostruzione di briglie vegetate per favorire l’avifauna e la ricostruzione degli ambienti prativi per favorire gli impollinatori”.
Il progetto BioHub Torbiere sarà realizzato entro la fine di Agosto 2025 per una somma totale pari a € 190.000,00 di cui € 167.000,00 finanziati dal Centro Nazionale delle Ricerche (CNR) attraverso un bando vinto dalla Riserva (giunto come Progetto secondo a livello nazionale) e denominato “ProgettoNextGenerationEUPianoNazionale ResistenzaeResilienza(PNRR)Missione4“Istruzioneericerca”Componente2“Dallaricercaall’impresa”Investimento1.4“PotenziamentostrutturediricercaecreazionedicampioninazionalidiR&S“. I rimanenti € 23.000,00 verranno investiti dall’Ente Riserva.
“Il gruppo di ricerca interdisciplinare – ha affermato Fausto Leandri ricercatore incaricato dei monitoraggi – è formato da sei professionisti che svolgeranno studi e ricerche in diversi ambiti contribuendo così all’avanzamento delle conoscenze scientifiche legate in particolar modo all’acqua, all’avifauna, alla vegetazione, ai chirotteri, all’erpetofauna, all’odonatofauna e ai coleotteri idroadefagi”.
Il Progetto andrà quindi nella direzione di ampliare ed integrare le conoscenze attraverso studi idrogeolocici, aviofaunistici etc… oltre a ripristinare le biodiversità attraverso azioni pilota di installazione di isole galleggianti ed il ripristino ambientale dell’habitat di praterie magre da fieno a bassa altitudine arrivando ad una attività di educazione e divulgazione nelle scuole, azioni di capacity building e organizzazione di visite guide gratuite, conferenze e materiale divulgativo con l’obiettivo di coinvolgere maggiormente i visitatori e sensibilizzarli sull’importanza della biodiversità.
“Siamo particolarmente soddisfatti – conclude Bonardi – per il raggiungimento di un traguardo così importante; sono infatti 24 le proposte ammesse a finanziamento, a fronte di 61 complessivamente pervenute al Consiglio Nazionale delle Ricerche. Il Progetto “Bio Hub Torbiere” ha obiettivi di sviluppo e impatto che si integrano con le strategie di ricerca, sviluppo e trasferimento tecnologico, con un impegno significativo anche nello stimolo alla partecipazione dei cittadini e degli stakeholder nello sviluppo e nell’utilizzo di nuove tecnologie e applicazioni!”.
Cari lettori, qualche giorno fa ho avuto l’opportunità di entrare e scoprire la realtà dell’azienda bresciana Agroittica Lombarda, meglio conosciuta con il nome Calvisius Caviar.
Ad accogliermi ed accompagnarmi lungo tutta la visita e la degustazione c’era Iacopo; un membro dell’azienda che, con solarità, competenza e passione, mi ha descritto e fatto scoprire un mondo che non conoscevo.
Calvisius Caviar nasce negli anni Settanta, precisamente nel 1977, grazie a un’idea pioneristica e già ecosostenibile di due figure che, dopo un breve allevamento di anguille, decisero di mettersi in gioco con gli storioni. Così, nei primi anni Ottanta iniziarono la produzione di carne per poi, nel 1992, affiancare quella del caviale.
Perché proprio a Calvisano? Io stessa non sapevo che questa zona fosse ricca di risorgive con delle acque davvero pure tanto che ancora oggi nell’azienda ci sono piante come la menta acquatica e il crescione (pianta che è anche un indicatore di purezza dell’acqua).
L’azienda si sviluppa principalmente in quest’area (circa 30 ettari) e in altre due zone dove sono localizzate le vasche più grandi.
Essa produce circa 30 tonnellate di caviale all’anno e, proprio per una questione etica, dona l’acqua utilizzata ai coltivatori agricoli confinanti e vende anche la carne dei pesci che alleva.
Io non conoscevo il disciplinare, tutti i processi, le fasi e le tempistiche che portano ad un vasetto di questo oro nero tanto amato.
È stato Iacopo a farmi scoprire ogni dettaglio, ogni “coccola” necessaria a far star bene questi pesci che sono presenti sulla terra da prima dei dinosauri.
C’è una cura che dura per anni interi, anche vent’anni, prima di poter avere le uova di storione. Ci sono passaggi, momenti, ben precisi che caratterizzano questo allevamento estensivo.
Il tutto con una filosofia con l’ecosostenibilità sempre come punto focale insieme al benessere dell’animale.
Durante la visita c’è stata un’area che ho amato molto visitare: l’osservatorio didattico dove poter osservare le specie di storione presenti (in natura sono 7). Lì ho conosciuto uno storione che ho soprannominato “Jeans” e anche degli esemplari di 32 e 30 anni -immensi e stupendi- oltre che uno storione albino. Il tutto in un ecosistema curato e naturale.
E come “nasce” il caviale? Sinceramente, come per i vari dettagli sulle fasi di crescita dello storione, non voglio svelarvi tutto. Allora vi lascio solo qualche dettaglio che spero vi incuriosisca.
-L’estrazione delle uova avviene con la seconda produzione ed esse devono esser acerbe, non fecondate.
-Esse rappresentano circa il 14/15% del peso totale del pesce… mica poco!
-Proprio come un formaggio, quando il caviale viene messo nelle latte, rimane ad “invecchiare” dai 3 ai 6 mesi mantenendolo costantemente girato per omogeneizzare il prodotto; poi viene spostato nei singoli vasetti e, solo allora, venduto.
-E se vi dicessi che forse non serve il cucchiaino di madreperla per assaggiare il caviale?
E non finisce qui… durante la visita ho potuto degustare due differenti tipologie di caviale e anche delle acciughe del Cantabrico davvero eccezionali e, terminato il tour, ho fatto un giro allo spaccio presente in azienda e dove tutti possono andare ad acquistare i vari prodotti dell’azienda… e non solo il caviale!
Insomma… vorrei davvero svelarvi di più su questo prodotto eccezionale, di altissimo livello qualitativo, ma non sarebbe giusto perché ognuno di noi può vivere questa esperienza ed andare in azienda a fare un tour e dove poter scoprire come si arriva a degustare questo alimento unico e raffinato.