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Recensione di “Profeti del buio” di Stefano Nazzi

Se è difficile definire cosa sia una setta, è quasi impossibile determinarne il numero, in Italia e nel mondo. L’unico rapporto ufficiale italiano risale alla fine degli anni Novanta quando il CENSIS; in una relazione preparata dal ministero dell’Interno, parlò di 137 gruppi attivi in Italia, divisi in religiosi (76) e magici (61), con più di 80.000 affiliati.

Ho letto tutti i libri di Stefano Nazzi, ho partecipato a molti suoi firma-copie, ascolto ogni suo podcast, guardo il programma su Sky, partecipo ai suoi spettacoli live… insomma, direi che sono una vera appassionata. Appena è uscito il suo ultimo libro sono corsa ad acquistarlo.

Ho cominciato la lettura durante un breve viaggio in treno e, per una volta, avrei voluto che il treno fosse in super ritardo per poterlo finire tutto d’un fiato.

Era il primo venerdì di ottobre e, appena prima di scendere a Milano, dopo aver letto poco più di metà volume, ho aperto Instagram. Mi sono trovata di fronte al titolo di un quotidiano: “Schiavitù e violenza sessuale, scoperta una setta nel Torinese”.

Fidatevi che rimasi di stucco perché questa nuova uscita dell’autore tratta proprio questo argomento e tocca più volte la città di Torino.

Mi bastarono quelle poche righe dei media per accendere ancora di più la curiosità verso “Profeti del buio” e sperai che la giornata mi riportasse presto al libro.

Ma cosa tratta concretamente?

Un viaggio nell’oscurità del controllo mentale, per capire come nasce una setta, come soggioga le persone.
C’è una cosa che accomuna Eviana, giovane baby-sitter morta in un appartamento della periferia di Pordenone nel 1988, a Emmanuelle, trovata tra le fiamme di un rogo nel Canton Vallese nel 1994. Le loro morti sono l’ultimo anello della catena di manipolazione e violenza che prende forma all’interno di una setta. Tra «atti di purificazione» che sono in realtà veri e propri abusi sessuali, suicidi collettivi travestiti da rituali per imbarcarsi su astronavi extraterrestri e omicidi a sangue freddo compiuti in nome di Lucifero, le sette possono essere molto diverse, ma condividono una caratteristica fondamentale: la parola del leader è legge e giustifica ogni sacrificio. Tutto si regge sul magnetismo di questi «profeti del buio», capaci di imporre violenze indicibili, fisiche, sessuali, ma soprattutto psicologiche. Costruite per isolare gli adepti dalla loro vita precedente e asservirli alla nuova comunità, le sette sono esclusive e ristrette, spesso impenetrabili per chi non ne fa parte. In questo libro Stefano Nazzi ne descrive diciassette, guidandoci nei loro retroscena segreti. Dalla dottrina ufologica della Telsen Sao al macabro suicidio di massa della Heaven’s Gate, dalle torture psicologiche con LSD della Aum Shinrikyo¯ all’ideologia neonazista e satanista dell’Ordine dei Nove Angoli, il racconto scava nell’abisso di questi gruppi per cogliere quella combinazione letale di fascino e terrore che trasforma il culto in delitto. Un’indagine che va dritta al cuore delle sette più pericolose del mondo, dove il talento manipolatorio non conosce limiti e lascia ferite indelebili sulle vite dei sopravvissuti. Un viaggio nell’oscurità del controllo mentale, per capire come nasce una setta, come soggioga le persone fino a portarle a compiere – o subire – crimini efferati, ma anche come si può uscirne, e tornare a vivere.

Questa è la trama ufficiale. Io, ci ho letto molto di più. Non ero nata quando alcune sette operarono in Italia, in altri casi ero una giovane ragazza che ne sentiva parlare sui telegiornali; in toto non posso sapere nel concreto come fosse vivere in quel periodo di maggior presenza di queste realtà. Però, grazie al libro, mi sono immedesimata in quelle giovani vite rovinate, nelle famiglie di coloro che si sono addentrati in questi mondi, nella sofferenza e nella fragilità di chi ha vissuto dentro le sette.

Ho scoperto estratti di vita italiana e mondiale. Ho percepito l’esponente rischio di dilatazione di questi fenomeni. Ho percepito un senso di immobilità di fronte a queste follie e, contemporaneamente, di rabbia verso il sistema giuridico che non difende le vittime e giudica i colpevoli.

Ma, ciò che più mi ha toccata e quasi il sunto di tutte queste pagine: disperazione da un lato, follia dall’altro.

Quanto fragili, soli, allo sbando si debba sentirsi tanto da avvicinarsi a delle sette ed esserne soggiogati?

A braccetto: cosa porta un individuo (molti, in vero) a giocare con le persone, a annullarle, sfruttarle, violarle fisicamente, emotivamente e socialmente?

Non credo esista una risposta esaustiva, completa e chiara. Nemmeno obiettiva.

Quando ho terminato il libro ho tratto la mia personale conclusione: non cambia da quale punto di vista si stia leggendo la storia delle sette, se da vittima o da carnefice… l’essere umano è un essere fragile e questo può portare a veri e propri abomini. Solo con la conoscenza, forse, possiamo liberarci da alcune situazioni o esser parte integrante del loro annientamento.

Se mi ponente la domanda: perché leggere <<“Profeti del buio”?>> vi direi che va letto proprio per toccare, sapere, conoscere queste macabre situazioni.

Stefano Nazzi, giornalista, ha lavorato per alcune importanti testate nazionali. Si è sempre occupato di cronaca, seguendo i casi più conosciuti e di maggiore risonanza, ma anche vicende meno note. Oggi racconta la cronaca e l’attualità per «il Post». È ideatore e autore di Indagini, ai primi posti delle classifiche dei podcast, e di Altre indagini, sempre per «il Post». Dal 2024 porta a teatro con grande successo il racconto di alcune storie di cronaca che hanno segnato l’Italia.