Categorie
Recensioni

“Lo stato pontificio” di Ivan Pozzoni, poesia dal taglio e dall’espressione taglienti

“Lo Stato Pontificio” di Ivan Pozzoni è un’opera che si colloca nella zona di confine tra saggio storico e critica moderna, dove la narrazione del passato diventa occasione per interrogare le strutture di potere di ieri, di oggi e di domani.

La poetica non è assolutamente canonica, a tratti narrativa. Ciò che viene espresso è inconsueto per termini e modi. Direi graffiante, incisivo, infuocato.

Non si tratta di narrare o dar voce, bensì per evidenziare, spronare a discuterne, a riflettere, ad usare davvero ogni pensiero analizzandolo.

È una continua onda tra espressioni differenti, dal comune all’elitario, filosofico e concreto, essenziale e discorsivo… volutamente, a mio modesto avviso, l’autore carica le sue liriche come un cantante lirico in un teatro o come un pittore con la tela più ricca di colori e tratti. Enfasi, intensità, pathos che si fondono e disarcionano intensamente perché la poesia è un urlo che stacca le persone dal torpore, è come un tuffo improvviso in acque gelide. Sveglia e porta a riflettere.

Ivan Pozzoni è nato a Monza nel 1976. Ha introdotto in Italia la materia della Law and Literature.
Ha diffuso saggi su filosofi italiani e su etica e teoria del diritto del mondo antico; ha collaborato con con numerose riviste italiane e internazionali. Tra 2005 e 2026 sono uscite varie sue raccolte di versi: Underground e Riserva Indiana, con A&B Editrice, Versi Introversi, Mostri, Galata morente, Carmina non dant damen, Scarti di magazzino, Qui gli austriaci sono più severi dei Borboni, Cherchez la troika e La malattia invettiva con Limina Mentis, Lame da rasoi, con Joker, Il Guastatore, con Cleup, Patroclo non deve morire, con deComporre Edizioni e Kolektivne NSEAE e Lo Stato Pontificio con Divinafollia. Ha scritto/curato 152 volumi, scritto 1000 saggi, fondato un movimento d’avanguardia (NeoN-avanguardismo, approvato da Zygmunt Bauman), e steso un Anti-Manifesto NeoN-Avanguardista. I suoi versi sono tradotti in trenta lingue. Nel 2024, dopo sei anni di ritiro totale allo studio accademico, rientra nel mondo artistico italiano e fonda il collettivo NSEAE (Nuova socio/etno/antropologia estetica [https://kolektivnenseae.wordpress.com/], braccio “armato” del tardomodernismo letterario.