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Emidio Pepe, pioniere che ha segnato la storia del vino

Organizzo una vacanza a San Benedetto del Tronto e non posso farmi sfuggire delle chicche limitrofe. Un desiderio: visitare la cantina Emidio Pepe. Così mi organizzo e mi avvio. In soli 20 minuti dal mare, percorrendo colline sinuose tra ulivi, girasoli e vigneti, arrivo alla mia meta. 

Entro da un cancello e, seduto sotto il portico c’è proprio Emidio Pepe. Per me un vero onore averlo potuto conoscere dal vivo. Non lo disturbo ulteriormente e mi reco al punto d’incontro per poter iniziare la visita.

Tutto comincia a Torano Nuovo, tra le colline teramane abruzzesi. È qui che il giovane Emidio Pepe, negli anni ’60, decide di percorrere una strada differente da quella che caratterizzava la zona. All’epoca, Trebbiano e Montepulciano d’Abruzzo erano considerati “vini da taglio” o, al massimo, da bersi giovani. Emidio non è della stessa idea, anzi, convinto della vocazione innata della sua terra per la viticoltura, intravede grandi potenzialità di invecchiamento così da scommettere proprio sul Montepulciano d’Abruzzo per restituire valore economico e sociale al vitigno.

Da lui si sono susseguite le generazioni fino all’attuale, tutto al femminile.

Sarà propri perché dal nonno fino alle nipoti c’è sempre stata sinergia, trasmissione di valori, passione e simbiosi tra la terra e l’uomo.

La cantina si distingue per un approccio artigianale e biodinamico ma soprattutto umano. Fin dagli inizi, Emidio Pepe ha rifiutato l’uso di prodotti chimici di sintesi in vigna e ha scelto una vinificazione a impatto minimo, concentrandosi sulle fermentazioni spontanee, nessun lievito selezionato, niente filtrazioni né chiarifiche. 

Le tecniche sono tradizionali: le uve rosse vengono pigiate con i piedi in tini di legno, il Trebbiano viene pressato manualmente con un torchio ligneo. Solo vasche di cemento per le maturazioni. L’obiettivo dichiarato è quello di preservare l’identità varietale e territoriale dell’uva, rispettandone il ciclo vitale. 

La struttura si sta ampliando per poter organizzare al meglio ogni fase. Nella struttura storica si può anche visitare il caveau dove ammirare le varie annate prodotte che sono lì a riposare aspettando solo di esser degustate.

Dal 2020 è Sofia l’unica persona che si occupa della decantazione, perché i vini rossi prima di essere in commercio vengono tutti decantati: non facendo passaggi in legno per non interferire in alcuna maniera con la personalità della materia, si stabilizzano due anni in vasche di cemento vetrificato e poi in bottiglia, materiali inerti che non interferiscono in alcun modo, ma non essendo filtrati né chiarificati nel tempo viene a crearsi del deposito. Una fase a cui tengono molto per poter garantire al cliente di avere un vino pulito e che rispecchi la loro identità.

Da qualche tempo, parallelamente all’azienda vitivinicola, si trova anche l’agriturismo gestito con cuore meticoloso dalla giovane Elisa dove si può soggiornare, riposare a bordo piscina godendosi il paesaggio e cenare degustando varie annate dei vini e gli altri prodotti dell’azienda.

Trebbiano D’Abruzzo

Nelle annate calde, Chiara e la sua famiglia scelgono di raccogliere in anticipo con l’obiettivo di preservare un’acidità vibrante e mantenere un pH molto basso. Lavorando in totale purezza, senza alcuna filtrazione e senza aggiunta di anidride solforosa, è proprio quel pH basso a diventare il guardiano naturale del vino.

In cantina, i grappoli vengono versati in grandi vasche di legno e pigiati esclusivamente con i piedi. La pressione soffice della pianta del piede estrae solo la frazione più stabile e nobile del mosto fiore, accarezzando le bucce senza mai spaccare i vinaccioli o spremere i raspi. Il liquido ottenuto scivola poi per gravità nei tini di cemento vetrificato, dove i lieviti indigeni danno il via a una fermentazione spontanea e nuda.

Nelle annate più fresche, quando i pH bassi rallentano la vita della cantina, vengono isolate le vasche delle vigne più vecchie e viene imbottigliato il trebbiano precocemente, all’inizio di marzo, prima dell’arrivo della primavera. Quando le temperature della stagione mite iniziano a risalire, i batteri lattici si risvegliano spontaneamente nel vetro: la fermentazione malolattica avviene così direttamente in bottiglia. L’anidride carbonica che si genera resta intrappolata nel liquido, trasformandosi in uno scudo protettivo naturale e immortale. 

Il colore è un oro antico, denso e vibrante. Al naso, l’iniziale austerità citrina e minerale si evolve in un bouquet aristocratico di nespola, miele, erbe spontanee e accenni di idrocarburo. In bocca, risulta fresco con in una spina dorsale elegante.

Pecorino

​Le uve Pecorino, coltivate secondo principi biologici e biodinamici su suoli argillosi di medio impasto, vengono raccolte manualmente selezionando attentamente i grappoli. La vinificazione prevede la pigiatura con i piedi in vasche di legno e la fermentazione spontanea in vasche di cemento vetrificato, senza filtrazioni né chiarifiche.

Il vino si presenta con un colore giallo paglierino intenso. Al naso offre un bouquet complesso con note di fiori bianchi, frutta gialla matura, scorza d’agrumi, miele e sentori minerali. Al palato è strutturato, con una spiccata sapidità, una piacevole nota minerale e un finale persistente.

Il tutto abbinato a dei piatti che spaziano tra terra, vegetale e mare con la dominanza dei prodotti della loro azienda e dell’orto. 

Montepulciano d’Abruzzo

I grappoli neri del Montepulciano d’Abruzzo vengono diraspati a mano su reti disposte su grandi tini in legno: il raspo resta sulla rete senza rompersi, gli acini cadono nel tino rimanendo quasi interi, aspetto fondamentale per conservare sani i lieviti presenti sulla buccia, preziosi per le nostre fermentazioni spontanee.

Il vino matura in vasche di cemento per circa due anni. Il cemento permette una micro-ossigenazione lenta senza cedere aromi estranei, preservando l’acidità e la freschezza del frutto. Il vino viene imbottigliato senza alcuna filtrazione. Per questo motivo le bottiglie storiche, o quelle appena messe in commercio, possono presentare del sedimento naturale. Prima di essere servito, talvolta richiede una decantazione manuale, una pratica che l’azienda stessa cura per le vecchie annate. 

Nel Montepulciano d’Abruzzo al naso la frutta domina la scena, seguita da note di spezia e cacao; intenso ed esplosivo al palato, con grande freschezza e dei tannini aggressivi che garantiscono al vino un radioso futuro.

Un mondo e una filosofia che si abbracciano a tutto tondo ormai da più di sessant’anni e che sono sicura continueranno ad esser valorizzati anche in futuro perché sono radicati nel cuore della famiglia Pepe.

Questo era il mio articolo scritto qualche giorno prima di oggi e che ora condivido con ancora più onore e rispetto. Un abbraccio alla sua famiglia