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Rocca di Valle Castrignano: Parmigiano Reggiano con latte di Grigia dell’Appenino e un angolo di paradiso dove rigenerarsi e scoprire il territorio

Calde e dolci colline accompagnano il mio viaggio verso un luogo storico del territorio parmense. Campi a vallate rilassanti si aprono alla vista e, finalmente arrivo all’azienda Rocca di Castrignano – che prende il nome in omaggio alla zona che “da loro casa”, Rocca di Valle Castrignano – situata in una frazione di Langhirano. Parcheggio e ammiro la collina di fronte a dove mi trovo: campi, prati, colori rilassanti e la quiete estesa. 

Ad accogliermi c’è Jacopo, la nuova generazione di questo luogo. Un giovane ragazzo che, con sua madre, la sua compagna Elena e il loro figlio Libero, ha deciso di continuare un percorso famigliare e far conoscere questo luogo incantevole. 

LA STORIA

La Rocca di Valle di Castrignano è una struttura storica di origine tardo-medievale datata tra le fine del Trecento e l’inizio del Quattrocento e affiancata da costruzioni settecentesche ben inserite nel contesto. Questo luogo è posto sulla Via Longobarda, una delle direttrici della Via Francigena. 

La presenza del torrione principale identifica il profilo del complesso architettonico, nel quale sorgono 4 case-torre. 

È stata di proprietà della famiglia nobile Cavatorta fino all’Ottocento per poi passare alla famiglia Campelli che ancora la possiede. Nella Rocca è, infatti, conservato un ritratto del Dottore Fisico Domenico Cavatorta, eseguito dal pittore Bisoli nella Accademia di Parma nell’anno 1836, durante la reggenza dell’Accademia da parte di Maria Luigia e che ben identifica l’appartenenza a questo luogo.

Poco prima del passaggio alla famiglia Campelli vi è stata la costruzione del primo piccolo casello – nel 1905 – così da rendere la Rocca di Valle di Castrignano fortemente radicata nella produzione di Parmigiano Reggiano che ancora oggi produce, compresa nella varietà unica prodotta con il latte di vacca Grigia dell’Appennino.

Altri valori di questo luogo sono la possibilità di visitarla e di pernottare in una delle case del complesso architettonico, tutelato dalle Belle Arti e finemente restaurata, per vivere con gentilezza il territorio e il paesaggio dell’area a tutela paesaggistica dei monti Bosso e Sporno, e dell’area Mab Unesco dell’Appennino Tosco Emiliano.

PERCORSO DI VISITA

Le visite alla Rocca di Valle di Castrignano, al borgo e ai dintorni sono possibili solo su prenotazione, concordando il tour con la guida che vi accompagnerà. 

Ne vale assolutamente la pena. Camminare lungo il prato, ammirare il panorama, visitare la vecchia cantina, le sale della dimora, osservare i muri, ascoltare la storia e le caratteristiche di questa struttura, è come fare un percorso nel tempo e nel territorio. 

Ammirando le varie parti si può nota l’amore e la passione che la famiglia ha verso questo luogo dove ogni cosa è preservata con cura e valore. 

Sia per chi visita la dimora, sia per chi ci soggiorna, c’è la possibilità di abbinare la degustazione di Parmigiano Reggiano prodotto dalla proprietà.

L’OSPITALITA’

Dei delicati e rinfrescanti alberi di noci accolgono l’ingresso della torre dove si trovano le camere.

Ad ornare questo angolo verde anche un tavolino e due sdraio sulle quali mi sdraierò più volte trovando pace, refrigerio e rilassamento.

La reception è una vecchia stalla dove ritrovare subito una parte degli attrezzi contadini e dei libri e indicazioni per i villeggianti. 

Poi si sale al piano superiore. Qui c’è una cucina in comune alle camere e un salottino. La bellezza mi incanta fin dal mio ingresso. Niente è lasciato al caso e ogni artificio intacca nel minor modo possibile la struttura ed ogni oggetto dona calore, rispetto e accoglie. 

Le camere sono ricche di ogni servizio necessario e richiamano perfettamente la filosofia del non disarcionare il luogo ne sviscerare la sua essenza. Rappresentano veramente l’immersione in questo posto e il filo logico che ne deriva. I dettagli sono veramente ben studiati e raffinati e sfaccettati. Sinceramente, definirei questi alloggi una vera poesia che descrive un tempo passato nel tempo moderno e spesso frenetico e dimenticone.

La colazione che Elena e Jacopo propongono è composta sia da dolce sia da salato. Torte del territorio e spesso fatte in casa o da attività artigianali limitrofe (come il pane di grani antichi di un fornaio locale), frutta fresca, yogurt e cereali, affettati e formaggi locali, caffè della moka, the, succhi genuini. Insomma, un vivere veramente la vera realtà di un agriturismo.

Tra le proposte che offrono, – oltre a visite o esperienze nel territorio – ci sono le visite al Museo Malavilla, la visita alla Rocca (come scritto poche righe fa) e la visita al caseificio al quale si affidano anche per la produzione del loro Parmigiano Reggiano e per il più rinomato unico fatto con il latte di vacca di Grigia dell’Appennino.

L’AZIENDA AGRICOLA CAMPELLI

La famiglia Campelli oltre a questo luogo, aveva anche quattro fondi, tre nella pianura parmense: Piccionaia, Serafina e Riva Bianca, e uno in collina, il Fornello. A lavorarci c’erano i fratelli Gianni, Clelia, Domenico, Mario e molte altre persone allora popolavano la Rocca, tutte impegnate nell’attività agricola. 

Oggi l’Azienda Agricola Campelli è composta da circa trecento capi, di cui 140 in lattazione. Possiede settanta ettari di terreno, coltivati per il foraggio biologico, rispettando la rotazione delle colture, alternando quindi erba medica con cereali. 

Da tre anni l’azienda è impegnata nella salvaguardia delle due razze bovine Italiane più vicine all’estinzione, tipiche del territorio Parmense, e già allevate dall’azienda fino agli anni’50: la vacca Bardigiana e la vacca Langhiranese o Grigia dell’Appennino

È qui che entriamo nel vivo della mia visita: riuscire a far conoscere questa particolare varietà di Parmigiano Reggiano che, insieme a tutto il resto della filiera, abbraccia la filosofia Slow Food.

Alla nascita dell’azienda, la famiglia utilizzata già questa tipologia di vacca ma, proprio perché stava già scomparendo, venne man mano sostituita da bestie più redditizie. 

Ma Jacopo, amando totalmente la storia della sua azienda e di quel territorio, ha deciso di tornare alle origini diventando, ad oggi, l’unico produttore in Emilia-Romagna a produrre Parmigiano Reggiano con il latte di Grigia dell’Appennino. La vacca rende meno della Frisona, ma si adatta in modi migliori ai climi degli ultimi anni, è più ricco di grassi polinsaturi e ricorda il latte dei nostri nonni.

Questa tipologia è composta da almeno il 50% di latte di Grigia dell’Appenino e viene prodotto solo negli ultimi sei giorni di ogni mese.

Altra caratteristica di questo formaggio è che la forma è più piccola rispetto alla classica del Parmigiano Reggiano, ma rispettando in toto le regole del disciplinare.

Si tratta di un formaggio persistente, profumato e coinvolgente. Ti porta a mangiarne di pezzo in pezzo…

La mattina successiva al mio delicato, rilassante e rigenerante pernotto, ci siamo recati al caseificio dove ho potuto vedere in diretta le fasi di produzione del Parmigiano Reggiano e ho ammirato le forme dell’azienda sia nella versione “canonica” sia proprio di Grigia dell’Appennino. Altro aspetto che non tutti sanno è che solitamente ogni caldaia del caseificio produce due forme di Parmigiano Reggiano, nel caso della Grigia dell’Appenino, se ne produce solamente una per caldaia. 

Dopodiché, prima che abbandonassi quei luoghi di pace e di quiete, ho potuto accarezzare anche le vacche che producono il latte con il quale nasce questo squisito formaggio. Ho conosciuto i vitellini nuovi nati (una dolcezza infinita), le bestie più adulte e anche il toro (un animale dallo sguardo dolcissimo). Qui Jacopo mi ha descritto e fatto vedere come questa tipologia sia differente dall’altra e come riconoscerla: dal profilo delle orecchie più scuro e da due sfumature sulle guance. 

I progetti per il costante benessere animale sono tanti e ce ne sono altri che vedranno nuovi cambiamenti proprio in stalla perché tutto parte da come vive una vacca e da come si ciba.

L’amore e la passione che Jacopo e la sua famiglia mettono in questo lavoro trasuda in ogni aspetto: accoglienza, cura, attenzione, rispetto e voglia continua di far conoscere un progetto di grande spessore e valore dove la qualità della vita è al primo posto sia per il bestiame che per l’uomo.

Rocca di Castrignano mi ha aperto le porte alla loro realtà e io ho trovato un luogo e delle persone dove il cuore non manca minimamente e dove valori e qualità sono cardini fissi.