Wine

Dal calice al territorio: identità e filosofia di Isolabella della Croce

C’è un luogo in Piemonte dove il vino non è solo un prodotto della terra, ma un vero e proprio stile di vita. A Loazzolo, scrigno di biodiversità incastonato tra Langhe e Monferrato, dove si trova la più piccola DOC d’Italia, un’azienda vitivinicola sta riscrivendo le regole dell’enoturismo: Isolabella della Croce. Grazie alla fusione tra i suoi vini e il wine resort, oggi gli appassionati possono vivere la cantina a trecentosessanta gradi: ammirare i vigneti, sorseggiare ottimi vini, coccolarsi con esperienze uniche nel territorio e riposare in accoglienti, romantiche e raffinate stanze.

L’auto percorre le strade che conducono a questo luogo, ai margini della strada campi di girasoli accolgono lo sguardo e accompagnano verso la meta. Avvicinandosi, il panorama cambia e, al posto di campi e agglomerati urbani, si iniziano ad ammirare vigneti, boschetti e, salendo in collina, la prospettiva dona un senso di libertà ed ebrezza data anche da dolci e intriganti curve. 

Sono quasi arrivata, la strada ora è leggermente in discesa e ombreggiata dalle piante. Una curva e lo sguardo si apre verso Borgo Isolabella tra vecchi vigneti, arbusti e la cantina.

Luigi Isolabella, figlio del fondatore dell’azienda – l’avvocato Lodovico Isolabella – mi accoglie nel terrazzo dal quale ammirare l’area relax con piscina, il bosco vicino e i vigneti che adornano quel panorama rilassante e rigenerante.

Inizia così la mia esperienza in questa realtà.

L’azienda e i vini

Isolabella della Croce nasce nel 2001, quando Lodovico Isolabella decide di dedicarsi con passione alla produzione di vini, coltivando i vitigni di Pinot Nero, Chardonnay, Sauvignon, Barbera Moscato e Riesling.

Il progetto della famiglia vede come fulcro la totalità della natura tra boschi, vigneti, percorsi naturalistici ed esperienze correlate, tanto da avviare il progetto “Terra Protetta” che prevede una coltivazione senza l’utilizzo di prodotti chimici, parallelamente, valorizzare questi terreni con pendenza superiore al 50% che caratterizzano questa zona. 

L’interesse non è incrementare il terreno vitato, ma preservare l’equilibrio del paesaggio e rappresentare il territorio attraverso il calice -e non solo -.

Sulle pendici più alte e ripide, che raggiungono i 550 metri di altitudine, trovano posto Chardonnay, Sauvignon Blanc, Riesling e Pinot Nero mentre sulle colline più dolci vengono coltivati Barbera e Moscato, che danno origine, tra gli altri, ai vini Nizza DOCG e Canelli DOCG.

Tra i cru spicca “La Vela”, un vigneto di Pinot Nero a pochi passi dalla cantina, impiantato nel 2007, il cui nome si addice perfettamente dato che questo appezzamento incanta e sembra un anfiteatro naturale sulla valle del Bormida, a soli 30 km dal mare. Qui il terreno è sciolto, magro e calcareo; caratteristiche che generano un vino di grande tensione minerale e profondità aromatica, considerato una delle espressioni più rappresentative di Isolabella della Croce e che vede anche un primo riconoscimento nel 2015 con i Tre Bicchieri del Gambero Rosso conferiti all’etichetta più rappresentativa della Cantina, il Bricco del Falco.

Altro vigneto adiacente alla struttura – nonché con le vigne più vecchie – è quello dedicato al Moscato di Canelli. Oggi ufficialmente riconosciuto come Canelli DOCG, è un pregiato vino bianco dolce e aromatico piemontese, ottenuto esclusivamente da uve Moscato Bianco.

Non da meno sono le altre referenze degustate di calice in calice. 

A braccetto con i vini c’è un altro prodotto emblematico del Piemonte: il vermouth di Torino IGP.

L’azienda lo produce sia nella versione bianco sia rosso. Durante la degustazione si è potuto scoprire la poliedricità e la raffinatezza del prodotto partendo dall’assaggio in purezza e finendo, di passaggio in passaggio, con un vero cocktail completo e arricchito da vari componenti come gli agrumi, il metodo classico Alta Langa DOCG 2021 Ginevra o Valdiserre, il loro moscato di Canelli. 

A seguire ogni aspetto della cantina e della distillazione, ormai da più di vent’anni, è il fidato enologo Andrea Elegir che ha anche brevettato il metodo Vinooxygen: una tecnologia sviluppata per limitare l’ossidazione del mosto durante la separazione dalle fecce e preservarne così il patrimonio aromatico. Lo scopo è non modificare l’identità del vino, ma proteggerla. Lo scopo di questo metodo è di ridurre i fenomeni ossidativi affinché ogni vino possa esprimere con maggiore precisione il proprio patrimonio aromatico e il carattere del territorio da cui nasce.

Il wine resort

 A completare la filosofia di dar valore al territorio, la famiglia Isolabella ha avviato anche una struttura ricettiva che attualmente vede 7 camere differenti -alcuni sono veri e propri appartamenti – tutte nel corpo centrale. Ogni stanza è dotata di tutti i confort e, grazie a una meticolosa attenzione sulla scelta stilistica e ai toni delicati e naturali utilizzati, ci si rilassa senza nemmeno rendersene conto. La quiete e il calore rendono il soggiorno davvero rigeneranti. A completare questa sensazione è anche la piscina dove rinfrescarsi in questi giorni calorosi godendosi il panorama che contorna l’area. Ma non finisce qui, perché a breve sarà operativa anche una piccola e accogliente spa e altre camere e una clinica ayurvedica.

Tra i servizi che la struttura propone -e che io ho potuto scoprire – ce n’è uno forse inusuale, molto arricchente, particolare e poetico: una visita con l’ornitologo Marco Mastrorilli.

Di sera, intorno alle 22, illuminati solamente dalla luna e dalle stelle, ci siamo recati presso il vigneto “La vela” dove l’ornitologo, spiegando e incuriosendo, ha richiamato dei volatili tipici di quest’area; il tutto mentre le lucciole danzavano tra di noi e la luna continuava a farci compagnia.

Infine, l’amore per la terra e il territorio non è solamente una filosofia che Isolabella della Croce applica sui vini ma che abbraccia a tutto tondo e che dimostra anche con l’arte attraverso un’idea della proprietà e di Owen Zaccagnino. 

Al primo piano dello stabile si trova “IZart Gallery”, una realtà dedicata alle mostre d’arte che vedrà, di volta in volta, tematiche ed artisti differenti. 

Ora vi è proprio una temporanea che prende il titolo “Dalla terra alla terra”, a cura della galleria d’arte Gart Arte Contemporanea di Neive. Il titolo del progetto evoca un ciclo naturale e necessario: un ritorno alla terra intesa non soltanto come elemento geografico, ma come principio generativo, memoria collettiva e valore fondante. Attraverso linguaggi differenti, tecniche e materiali eterogenei, le opere in mostra esplorano le molteplici dimensioni del paesaggio naturale, dai sussurri degli alberi alla memoria delle radici, dall’osservazione degli abissi oceanici fino alla materia viva trasformata dall’intervento umano.

Per Isolabella della Croce il vino è un punto di partenza con il fine di comprendere e riconnettersi con il paesaggio con esperienze immersive e naturali… un camminare a piedi nudi nella natura disconnettendosi dall’artificio con in mano un ottimo calice di vino.