Wine

A spasso nella realtà Barone Pizzini  

«L’attività agricola deve avere la sostenibilità come punto fermo. Senza di quella, non c’è garanzia che le generazioni successive possano raccogliere il testimone dalle precedenti. In agricoltura non si costruisce nulla di duraturo, nulla, se non si struttura sul lungo periodo la sussistenza di un ambiente favorevole, sano, vitale».

-Cit. tratta dal libro “Viaggio in Franciacorta” di Armando Castagno, edito da Treccani-

La Franciacorta è ricca di storia e cultura che ne ha fatto un territorio iconico e identitario. In quest’area ricca di attività prettamente vinicole, spicca un’azienda di cui vi ho già scritto e che è stata tra le prime che ho avuto il piacere di degustare e apprezzare: Barone Pizzini.

Qualche giorno fa ho avuto l’onore di poter entrare in azienda direttamente con Silvano Brescianini e camminare tra vigne, spazi di lavorazione e terminare tra calici e chiacchiere. 

Per questo mio articolo ho deciso però di “sfruttare” alcuni estratti di un libro che mi ha regalato proprio Silvano e che mi sta catturando moltissimo, sia per esser pregno di estratti del territorio e storia sia per lo stupendo stile attraverso il quale lo scrittore narra la sua esperienza.

Dopo una pausa caffè ci siamo diretti subito verso uno degli appezzamenti più suggestivi e caratteristici dell’azienda. Uno dei terreni che prima ospitava vigne dedicate a uva per produrre vino rosso del territorio e che ora accolgono un’altra tipologia. 

Le vigne del Pian delle Viti, stupende come Silvano mi aveva predetto. Penetro tra i filari per osservarle da vicino: è tutto Pinot Nero. Raccolgo una manciata di suolo, e mi trovo tra le dita una sorta di henné, finissimo, che tinge appena la mano. Solo allora alzo gli occhi oltre il vigneto, e sento un nitido sobbalzo nel petto, perché lo sguardo, da qui, si lancia in ogni direzione: strapiomba in basso verso il blu del lago, misura i baratri verticali sormontati da croci, plana sul cruciverba verde cupo delle torbiere e dei loro divisori; può stendersi a sud, lungo i campi, i capannoni, i prati e le case della Franciacorta centrale, arriva alle pendici dell’Orfano e persino sulla pianura, arenandosi infine a ovest sui versanti del Monte Alto. «Si vede mezza provincia», dico piano a Silvano, che sorride. Penso abbia visto questo paesaggio centinaia di volte, eppure, direi, se ne meraviglia ancora. 

-Cit. tratta dal libro “Viaggio in Franciacorta” di Armando Castagno, edito da Treccani-

Ma in che territorio si trova tutta questa poesia estetica ed elegante?

«Provaglio è un posto fortunato», esordisce senza che debba chiedergli nulla. «Ha le colline, il monte, le torbiere, una posizione felice, palazzi e monasteri, e dal punto di vista vitivinicolo annovera entrambe le matrici fondamentali della Franciacorta, ossia la parte morenica e la parte rocciosa, i cosiddetti “colluvi”. Se guardi una cartina in tre dimensioni, noterai che Provaglio segna l’inizio di quel sistema di colline che dal lago filano verso Brescia, partendo subito fuori da Iseo e proseguendo verso sud-est toccando Provezze, che è una frazione di Provaglio, poi Monticelli Brusati, Ome, Cellatica e Gussago. Un paese storicamente di matrice operaia, che ha dato tanti lavoratori alle industrie bresciane.»

-Cit. tratta dal libro “Viaggio in Franciacorta” di Armando Castagno, edito da Treccani-

Spostandoci tra un vigneto e l’altro, tra chiacchiere, informazioni storiche, tecniche e aziendali, trattiamo un’altra particolarità atta da Barone Pizzini come pioniere stesso: l’erbamat.

Qualche impianto è molto giovane; uno mi consente, finalmente, di toccare con mano l’uva detta Erbamat, da qualche anno introdotta nel disciplinare del Franciacorta: un contributo futuribile, mi spiega Silvano, «di acidità, freschezza aromatica e sapidità nei vini». Del grand tour dei vigneti effettuato quel giorno, però, il luogo che mi rimarrà più impresso è il Pian delle Viti.

-Cit. tratta dal libro “Viaggio in Franciacorta” di Armando Castagno, edito da Treccani-

Non sono solo questi gli aspetti pionieristici e intensamente valoriali che caratterizzano questa cantina. Ancora negli anni ’90 ha creduto, portando avanti con impegno, all’attenzione e alla produzione di vini BIO. Scelta innovativa e rara a quei tempi, ma che Brescianini ha sempre valorizzato e in cui ha creduto senza mai demordere.

Il cambio di passo vero e proprio, in una sfida complessa e sempre con molteplici imprevisti soprattutto per vincere le riserve culturali, è avvenuto sostanzialmente nel 2012. “Il prestigioso concorso di Londra International Wine Challenge nella quale una giuria internazionale attribuiva premi ai migliori vini consacrò, per la categoria bio, il nostro Franciacorta Rosè vendemmia 2008, come il numero uno al mondo. Un riscontro inatteso, ma così importante che ci proiettò improvvisamente ancor di più sotto i riflettori permettendoci di chiudere l’equazione secondo la quale il vino bio poteva raggiungere vette qualitative assolute” racconta Silvano Brescianini.

Le 10 tappe fondamentali si possono riassumere in:

  • • 1998 Inizio sperimentazione BIO
  • • 2001 Avvio certificazione su tutta la superfice aziendale
  • • 2002 Convegno internazionale sulla Viticoltura BIO – Iseo
  • • 2002 Prima vendemmia BIO (uve in conversione)
  • • 2007 Nuova cantina costruita con criteri bio-edilizia
  • • 2011 Progetto ITACA per la riduzione delle emissioni di co2 e certificazione ISO14064
  • • 2012 Miglior Vino Bio al Mondo – International Wine Changeller Londra
  • • 2013 Primo 3 Bicchieri Gambero Rosso BIO in Franciacorta
  • • 2015 Certificazione biodiversity friend
  • • 2021 Primo 3 Bicchieri Gambero Rosso con Erbamat per Franciacorta (Animante)

Dopo la passeggiata tra i vari vigneti, compreso il cru che da vita alla referenza Bagnadore – di cui vi ho anche scritto poche settimane fa-, siamo tornati in azienda dove, dopo una piacevole e istruttiva visita alla zona vinificazione, produzione e barricaia, ci siamo accomodati a degustare alcune delle etichette.

Si è trattato di un percorso in crescendo partendo da Golf 1927, proseguendo con Animante, il Satèn Edizione 2021 e il Nature Edizione 2021.

Ogni referenza con la sua peculiarità e raffinatezza, ognuna a se stante per identità ma con la firma costante che contraddistingue Barone Pizzini: freschezza, pulizia, raffinatezza e persistenza.

Durante la degustazione ho ammirato i vari vasi contenenti i singoli terreni dei loro appezzamenti. Ciò è direttamente la prova visiva di come ogni area possa esser anche similare in alcune caratteristiche ma mai uguale e, si sa, il terreno è un caratterizzante dei vini. Trovo davvero formativo e istruttivo poter quindi analizzare concretamente anche questo aspetto e poter dunque comprendere meglio alcuni aspetti e alcune caratteristiche dei singoli terreni.

Dopo questa prima parte, ci siamo recati a pranzo in un locale sito nel comune poco distante: Dispensa Franciacorta di Adro.

In questo contesto, tra bottiglie di vino e succulenti e bilanciati piatti, abbiamo proseguito la chiacchierata degustando il Bagnadore Riversa 2016.

Tra le espressioni più pure e distintive della Franciacorta firmata Barone Pizzini, il Bagnadore è senza dubbio uno dei vini più rappresentativi della filosofia aziendale: un prodotto che unisce profondità, eleganza e fedeltà al territorio, nato da una visione precisa e da una vocazione alla qualità senza compromessi.

La storica Riserva dell’Azienda franciacortina, di cui vengono prodotte circa 13/15mila bottiglie solo nelle migliori annate, è frutto di impegno, rigore e tanta pazienza, oltre che di selezione accurata delle uve, leggero passaggio in legno, lunghissimo affinamento e nessun dosaggio. Chardonnay (60%) e Pinot Nero (40%), provenienti da un unico vigneto, il Roccolo, con piante di oltre vent’anni, che godono dei benefici della collocazione geografica nei pressi di un bosco che mitiga il clima, garantendo un’ottima escursione termica e favorisce la biodiversità. Le uve vengono vendemmiate separatamente, pressate e vinificate 8 mesi in barrique e 8 mesi in vasche inox, dove maturano prima di essere assemblate.

Questa Riserva è dedicata a Pierjacomo e Piermatteo Ghitti – detti i “Bagnadore”, dal nome del torrente che scorre accanto alla nostra dimora quattrocentesca a Marone, sul lago d’Iseo – e al loro legame profondo con il territorio, la storia e l’innovazione sostenibile” spiega Silvano. 

Il Bagnadore Riserva 2016, ultima annata in commercio, rappresenta l’apice di questo percorso: un Franciacorta complesso, profondo, ma incredibilmente equilibrato, capace di emozionare al naso e al palato con la sua eleganza sobria e persistente. Un vino che ha conquistato prestigiosi riconoscimenti in molteplici guide enologiche nazionali e internazionali, come per esempio i 3 Bicchieri dal Gambero Rosso, 4 viti dall’Ais, Vino Slow da Slow Wine, 5 Grappoli da Bibenda, 98/100 punti da Wine Enthusiast, 97/100 da James Suckling.


Uve: Chardonnay 60% Pinot nero 40%

Altezza Vigneti: 250 mslm

Vigneti di origine: Roccolo (3,9 ha)

Tipologia di terreno: Deposito morenico di età intermedia sepolto da depositi colluviali sabbiosi fini, profondi ma con substrato ciottoloso ricco di scheletro drenante.

Vinificazione: Pressatura soffice, frazionamento dei mosti, fermentazione in barrique

Maturazione: 8 mesi prevalentemente in barrique di I e II passaggio e una piccola parte in inox.

Affinamento in bottiglia sui lieviti: 72 mesi

Insomma, un brindisi finale con il loro fiore all’occhiello. Un vino iconico e che amo tantissimo. 

Armando Castagno, nella sua introduzione del libro “Viaggio in Franciacorta”, scrive: 

[…] il concetto di “terroir” […] il quale connette la vocazione la vitalità di un distretto agricolo al sapere collettivo della sua comunità stanziale.

Personalmente, ritengo che Barone Pizzini sia una realtà che è stata (e continua ad essere) pionieristica e che esprime totalmente il concetto, il valore dell’identità e la passione che Armando ha espresso nelle righe precedenti da me citate.