Tra piatti orientali e i vini di Livia Fontana con una new entry: Barolo Vignolo Riserva 2020
Pochi giorni fa ho avuto il piacere di sedermi a tavola con Livia Fontana e Lorenzo, suo figlio nonché Ambassador dell’azienda; tutto ciò nella bellissima e raffinata cornice di Ba Restaurant, un locale che fonde la tradizione orientale con la contemporaneità occidentale.
Alcuni cenni storici su Livia Fontana




Nonostante sia difficile risalire alle origini, grazie al ritrovamento di un atto notarile, è stato scoperto che la famiglia Fontana era già presente nel centro di Castiglione Falletto dal 1450, e che di conseguenza il cognome, a dispetto di tanti altri è rimasto invariato, e che ai tempi fosse proprietaria di un vigneto in Monprivato che, purtroppo, pare sia stato sequestrato in epoca napoleonica. La Cantina, invece, che porta il nome della capo-famiglia, ha una storia che affonda le sue radici nel 1820, quando il più giovane dei fratelli Fontana compra e si trasferisce proprio nella Cascina che prende il nome di Fontanin, e crea la sua azienda agricola, coltivando, oltre all’uva, grano, nocciole e allevando mucche e galline. Le prime bottiglie compaiono, però, per merito del nonno di Livia, Saverio, che fu uno dei primi imbottigliatori di Castiglione, per la precisione il 156esimo, ma è solo con il papà Ettore che l’azienda diventa ufficialmente vitivinicola: vengono infatti espiantate tutte le colture e, dal 1992, sostituite dalle viti prima di Mariondino e 2 anni dopo di Villero, che si affiancano allo storico Cru Bussia. Nonostante in quegli anni produrre vino fosse considerato un lavoro da uomini, Ettore lascia grande spazio alla figlia Livia che nel ’95, dopo alcuni anni fuori casa, torna in azienda ed inizia a collaborare con lui, lasciandole una grande libertà d’iniziativa, sia in vigna che in Cantina. Sperimenta, fa nuovi investimenti e, nel 1997, apre una collaborazione con l’enologo Donato Lanati.
Nel 2008 Livia perde il papà e, nello stesso anno, al suo fianco entra in azienda il figlio maggiore Michele che diplomatosi alla scuola enologica, mosso da una sempre più crescente passione, porta nuova linfa con un nuovo approccio proprio a partire dalla vigna. Come poter mettere il territorio nel bicchiere? È stata questa la domanda dalla quale è partito il percorso di Michele e, grazie alla stretta collaborazione con Daniele, consulente agronomo nonché suo braccio destro, nel 2012 ha iniziato un percorso di recupero studiando il terreno, il suo patrimonio biologico e la vigna secondo un sistema parcellare. Ha eliminato diserbanti, concimi chimici, utilizzando solo stallatico, unico in grado di mantenere realmente i microrganismi in vita e, di conseguenza, di mettere il territorio in condizione di esprimersi e dare il meglio di sé alle radici della vite.
L’impronta della “nuova Fontana” spinge la Famiglia a decidere di rendere esclusiva la gestione aziendale anche in Cantina, interrompendo la consulenza con Lanati. Con grande fierezza Lorenzo, all’unisono con la mamma e il fratello, sostiene che “ad oggi i nostri vini iniziano realmente a rappresentarci e la reazione del mercato stesso ne è la dimostrazione”.
Ed ora l’esperienza della cena



In una cornice calda, accogliente, raffinata e intima, si è svolta la cena alla scoperta dei vini Livia Fontana sapientemente abbinati e serviti dal sommelier Marco Spini.
Un menù dedicato che ha creato una danza perfetta tra piatti e vini.
I 7 ravioli, capolavoro di tecnica e arte gourmet sono stati abbinati al Barolo Fontanin 2022 dal sapore deciso e dal tannino morbido.

Vitigno: nebbiolo
Area di produzione: Castiglione Falletto, altitudine 300-350 m. s.l.m.
Superficie: ca. 2 ettari
Vendemmia: manuale in ceste con selezione dei grappoli verso metà ottobre.
Vinificazione: pigiatura soffice con ulteriore verifica e selezione degli acini, fermentazione in vasche di acciaio a temperatura controllata con frequenti rimontaggi e délestages.
Affinamento: almeno 40 mesi. Prima in botti di rovere tradizionali e dopo in bottiglia nella cantina con temperatura controllata.
Caratteristiche organolettiche: colore rosso rubino con riflessi granati. Profumo intenso, armonico con sentori di spezie, frutti rossi, liquirizia e cacao. Sapore pieno ed elegante con grande intensità e persistenza.
Abbinamenti gastronomici: si abbina a piatti di carni rosse, selvaggina e formaggi stagionati. Ottimo anche con il cioccolato.
Il secondo calice è stato il Barolo Villero 2021, dal colore rubino e dal tannino deciso ma elegante.

Vitigno: nebbiolo
Area di produzione: Castiglione Falletto, vigneto Villero con esposizione Sud-Ovest, 300-350 m. s.l.m.
Superficie: circa 1 ettaro
Vendemmia: manuale in ceste con selezione dei grappoli verso metà ottobre.
Vinificazione: pigiatura soffice con ulteriore verifica e selezione degli acini, fermentazione in vasche di acciaio a temperatura controllata con frequenti rimontaggi e délestages.
Affinamento: almeno 40 mesi. Prima in botti di rovere tradizionali e dopo in bottiglia nella cantina con temperatura controllata.
Caratteristiche organolettiche: colore rosso rubino con riflessi aranciati. Profumo elegante ed equilibrato, sapore di grande intensità con buona dolcezza tannica.
Abbinamenti gastronomici: si abbina a piatti di carni rosse, selvaggina e formaggi stagionati.
La degustazione poi è proseguita con la nuova etichetta dell’azienda. Si è trattato di un’anteprima che sarà in commercio dopo l’estate: il Barolo Vignolo Riserva 2020 abbinato ad un merluzzo nero d’Alaska marinato. Un vino dal colore rosso intenso, dal profumo complesso e con note di ribes e violetta.

Vitigno: 100 % nebbiolo
Area di produzione: Castiglione Falletto, con esposizione Sud-Ovest 220- 265 m. s.l.m.
Suolo: Marne di Sant’Agata Fossili tipiche
Superficie: circa 0,2 ettari
Vendemmia: manuale in ceste con selezione dei grappoli verso metà ottobre.
Vinificazione: selezione degli acini su tavolo vibrante, pigiatura soffice, fermentazione in vasche di acciaio a temperatura controllata con frequenti rimontaggi e délestages. Macerazione di circa 20 giorni.
Affinamento: circa 40 mesi in botte di rovere tradizionale e successivamente in bottiglia nella cantina sotterranea con temperatura e umidità controllata fino alla messa in vendita.
Degustazione: il colore è rosso intenso con tonalità dal rubino tenue al granato. Il profumo è complesso con note di sottobosco e sandalo rosso. Piacevolmente fruttato con ribes rosso e arancia di Sicilia. La speziatura è delicata con pepe rosa e cannella. Sfumature di china e violetta. In bocca è elegante e avvolgente. Il tannino setoso rende il sorso lungo e persistente. La piacevole freschezza dona una grande intensità nel retrogusto.
Abbinamenti: ideale da abbinare a piatti saporiti con una leggera grassezza com l’ossobuco e risotto alla milanese, o i tajarin con fegatini di pollo, il pastrami di manzo o la costata di bue grasso piemontese.



Infine, abbinato ad un’anatra alla pechinese, un calice di Barolo Bussia Riserva 2019. Un vino dal carattere deciso, robusto e persistente e longevo, fresco e avvolgente.

Vitigno: nebbiolo
Area di produzione: Monforte d’Alba, vigneto Bussia con esposizione Sud-Ovest, 300 m. s.l.m.
Superficie: circa mezzo ettaro
Vendemmia: manuale in ceste con selezione dei grappoli verso metà ottobre.
Vinificazione: pigiatura soffice con ulteriore verifica e selezione degli acini, fermentazione in vasche di acciaio a temperatura controllata con frequenti rimontaggi e délestages.
Affinamento: almeno 60 mesi. Prima in botti di rovere tradizionali e dopo in bottiglia nella cantina con temperatura controllata.
Caratteristiche organolettiche: colore rosso granato, profumo intenso ed equilibrato, sapore gradevolmente asciutto, pieno, robusto ma vellutato. Un Barolo classico con un finale molto elegante e persistente.
Abbinamenti gastronomici: si abbina a piatti di carni rosse, selvaggina e formaggi stagionati.
Con questa cena ho avuto l’onore di poter entrare nel cuore dell’azienda, nella loro filosofia, nella passione che Livia Fontana mette in quest’attività che ha trasmesso ai suoi figli. Una realtà storica e consolidata emblema del Barolo e del territorio.
Ciò che, a mio modesto parere, è emerso da questa degustazione, sono la longevità, la freschezza, la persistenza e l’intensità presente in ogni referenza dell’azienda e che sono l’espressione concreta della loro filosofia e attenzione impiegata in ogni fase di lavorazione.
Nota che pochi conoscono e che mi ha affascinata molto riguarda l’etichetta che rappresenta la luce che accarezza e passa tra un acino e l’altro del grappolo. Calore, raffinatezza e poesia. Insomma, a tutto tondo Livia Fontana incarna un territorio, una storia e un’identità che si ritrovano poi in ogni suo vino.



