Wine

Costaripa tra i palazzi veneziani. Quando il rosè profuma di storia

Il vino per me fa parte del quotidiano, è parte della tavola e dalla convivialità quanto del piacere personale. Ieri ho potuto degustare dei vini di un’azienda del mio territorio che mi piace molto e che bevo spesso tenendo le referenze anche nella mia cantina personale. Di conseguenza potete immaginare la gioia di poter addentrarmi ancora di più nella storia, nella filosofia e nella passione di quest’azienda bresciana che mi ha accolta “fuori casa”, in una città che amo e che mi appartiene: Venezia.

È stata questa città, tra le mura del magnifico e storico Palazzo Ca’ Sagredo, che ieri si è tenuta la degustazione di Costaripa. Non poteva esserci luogo migliore (dopo la degustazione in cantina che avevo fatto circa un anno fa) di una città delicata, poetica, raffinata e iconica per parlare dei vini di Mattia Vezzola; trovo che siano molto affini, direi paragonabili i suoi rosè con questo luogo ricco di storia, valore e struttura peculiare e unica.

In un salone affrescato e adornato da stupendi e antichi lampadari di Murano, vicino a una vetrata sul Canal Grande, ho potuto degustare due annate differenti di RosaMara e Molmenti.

Ho deciso di parlarvi della storia di quest’azienda perché credo che attraverso essa si possa capire cosa ritrovare nei loro vini e anche come essi siano identitari.

L’azienda si trova a Moniga del Garda, nel centro della Valtenesi e a pochi metri dal Lago di Garda, nel 1928.

Da allora, l’azienda ha sempre messo al centro del proprio pensiero la valorizzazione del suo territorio, attivando una produzione di vini esclusivamente di alto profilo qualitativo.

La storia di Costaripa inizia quando il nonno intraprende l’attività vitivinicola a Moniga del Garda, acquistando i primi vigneti nell’area in cui ora sorge la cantina stessa e cercando di ridare importanza a un territorio naturalmente vocato al rosé.

Nell’anno di fondazione nasce il primo Rosé “Chiaretto di Moniga” con l’antica tecnica “a cappello sommerso”. La seconda generazione Vezzola, i figli Bruno e Franco, prosegue nella ricerca non solo qualitativa, ma soprattutto identificativa sia nella viticoltura che nell’enologia. Si ridisegna così attraverso l’esperienza della tradizione e la tecnologia comtemporanea il RosaMara, che viene rappresentato da note più fruttate, da un profumo esotico e da una struttura più complessa e longeva.

“Cos’è il vino rosè?” Secondo Mattia Vezzola “Il vino rosè è l’antidoto al formalismo!”

Da bambino Mattia Vezzola sogna di fare il veterinario nell’azienda agricola di famiglia, ma suo padre Bruno lo spinge a iniziare un percorso da enologo. Così nel 1972, appena diplomato in enologia a Conegliano, si ritrova in Champagne: “un viaggio illuminante”, dichiara Vezzola. Qui, infatti, inizia la sua passione per il mondo della spumantistica e della filosofia che sottolinea l’importanza, anche in questo mondo, di elaborare vini estremamente complessi, raffinati, eleganti con straordinaria possibilità di evolvere.

L’anno successivo, nel 1973, nasce il primo “Mattia Vezzola Metodo Classico”.

Ma è il 1984 a segnare un cambio netto; Costaripa decide di dedicare una vigna di Groppello Gentile, attraverso una potatura rigorosa e una selezione dei grappoli ancor più meticolosa, alla progettazione un vino rosso che dia valore alla grande finezza e setosità del vitigno Groppello, riconosciuto uno dei 15 vitigni più antichi d’Italia. Arriva, quindi, in Costaripa dalla Borgogna la prima e unica pièce dedicata alla prima edizione del “Maim”, vino rosso rubino dal profumo intenso di pepe nero e viola e dal sapore elegante e sorprendentemente soffice.

L’evoluzione che Costaripa ha seguito nel corso degli anni è sicuramente frutto dell’estro di quell’enologo visionario che è anche lo stesso patron dell’azienda. Nel 1992, con l’obiettivo di rompere il principio banale “vino rosé = vita breve”, il carattere sovversivo e poco incline ai compromessi di Mattia Vezzola lo porta infatti a intraprendere una strada d’avanguardia: associare il valore del tempo a un vino Rosé: nasce così il Molmenti, vino rosé con una longevità di 20-25 anni.

Il nome è un omaggio al Senatore Pompeo Gherardo Molmenti a cui spetta la paternità, nel 1896 a Moniga, del primo Rosé Italiano da viticoltura dedicata.

Questo vino nasce da un assemblaggio di Groppello Gentile, Marzemino, Sangiovese e Barbera e si distingue per il suo colore cipria lucente e il bouquet complesso, che evolve nel tempo da sentori floreali e fruttati a note più profonde di vaniglia e iodio. Con una longevità che si estende dai 20 ai 25 anni, il Molmenti è la dimostrazione concreta di come il rosé possa trasformarsi in un grande vino da meditazione, capace di regalare emozioni a ogni sorso anche dopo oltre due decenni di affinamento.

Il valore del vino è la capacità che di vivere a lungo.” – Mattia Vezzola –

Educare il consumatore a non cambiare… ovvero, per esempio, bisogna far assaggiare la torta di mele come la faceva la nonna per tener viva la conoscenza dei sapori e della tradizione.” -Mattia Vezzola –

Costaripa è tra le rare realtà al mondo che hanno scelto di elevare il rosé a una categoria di grande valore enologico, dimostrando come questa tipologia possa raggiungere vette di eleganza e complessità paragonabili ai grandi vini bianchi longevi. 

Il lavoro meticoloso in vigna e l’adozione di tecniche di vinificazione tradizionali, affinate nel tempo, consentono di creare rosé che, anziché essere pensati per un consumo immediato, evolvono e si arricchiscono nel tempo, sviluppando sfumature aromatiche uniche e una complessità sempre più profonda. Un elemento centrale della filosofia produttiva di Costaripa è la vinificazione “a lacrima”, un metodo che prevede il naturale sgrondo statico del mosto fiore, ottenuto esclusivamente per gravità. Questo procedimento consente di estrarre solo la parte più nobile e pura dell’acino, preservando l’integrità aromatica e conferendo ai vini una straordinaria finezza espressiva. Tutti i rosé di Mattia Vezzola fermentano in legno, ma sempre in botti d’età, che non marcano il profilo sensoriale, permettendo al vino di evolvere in modo naturale senza sovrastrutture. Ogni passaggio, dalla selezione delle uve alla vinificazione, è svolto manualmente, rispettando il frutto e il suo potenziale evolutivo.

La filosofia aziendale è basata sulla ricerca della massima espressione del territorio e della varietà delle uve, con una particolare attenzione alla sostenibilità ambientale e alla tutela della biodiversità.

L’esperienza, la passione e la filosofia di un uomo possono rompere pregiudizi radicati nel tempo, così Mattia Vezzola ha reinterpretato il profilo sensoriale del Valtènesi Rosé, il vino più nobile e rappresentativo del Lago di Garda, rendendolo unico e contemporaneo.

Che altro dire? Se già non conoscete questa realtà, non vi resta che scoprirla e brindare!