Alla scoperta dell’Alto Piemonte con Torraccia del Piantavigna
L’Italia, si sa, narra totalmente di storia e cultura. È un museo. Di paese in paese, di via in via, di regione in regione. In Piemonte, per esempio, c’è una zona che descrive una peculiare e millenaria storia e che ancora pochi conoscono e visitano.
Io, la settimana scorsa, ho avuto la possibilità di scoprire questa parte della regione dove ho potuto ammirare rovine di castelli, santuari, vigne, ponti e paesaggi anche percorrendo sentire e passeggiando nella natura. Ma di quale territorio sto scrivendo? Dell’Alto Piemonte, ovviamente!!!
Una delle prime tappe è stato il Santuario di Boca, ufficialmente Santuario del Santissimo Crocifisso, che si trova immerso tra colline vinicole e boschi. È uno dei capolavori meno conosciuti di Alessandro Antonelli, lo stesso architetto della Mole Antonelliana. Fu progettato nel XIX secolo con uno stile neoclassico: colonne gigantesche, facciata scenografica e un campanile altissimo mai completato. L’edificio nacque attorno a una piccola cappella del Seicento legata a un affresco del Crocifisso ritenuto miracoloso. Quando si arriva l’imponenza e l’eleganza austera del luogo lasciano senza fiato portando il pellegrino ad avvicinarsi con il respiro sempre più leggero e una sensazione di pace interiore non indifferente. Una breve sosta anche a vedere un piccolo vigneto in zona Boca dove c’è ancora una vite coltivata a maggiorina, studiata proprio da Antonelli.
Successivamente, dopo una breve passeggiata lungo un sentiero breve e leggermente in salita, giunti sulla collina che domina Prato Sesia, tra boschi e scorci sulla valle del Sesia, sono arrivata ai ruderi del Castello di Sopramonte, una delle testimonianze medievali più affascinanti dell’Alto Piemonte. Il complesso, oggi in gran parte diroccato, è simbolo del territorio e, da esso, si può ammirare un panorama sinonimo di storia e valore. Le origini del castello risalgono all’XI-XII secolo, periodo in cui il controllo della valle era fondamentale per i traffici commerciali e per la difesa del territorio. Ancora oggi sono visibili le strutture costruite con ciottoli del Sesia disposti “a spina di pesce”, tecnica tipica dell’architettura medievale locale. Accanto ai ruderi, proprio al termine del sentiero, si erge la Torre di Sopramonte che rappresentava il punto di osservazione strategico sulla bassa Valsesia.
Proseguendo questo tour circondato da boschi e vigneti di nebbiolo (principalmente), ho potuto finalmente scoprire il “supervulcano dell’Alto Piemonte”, o meglio, il cosiddetto Supervulcano della Valsesia: un antico sistema vulcanico fossile unico al mondo tra le province di Novara, Vercelli e Biella. La cosa straordinaria è che oggi non si vede un vulcano “classico”: grazie alla formazione delle Alpi, la crosta terrestre si è sollevata e ruotata mostrando direttamente le parti profonde del sistema magmatico, fino a circa 25-30 km di profondità. È uno dei rarissimi luoghi al mondo dove i geologi possono osservare “l’interno” di un supervulcano. L’eruzione avvenne circa 280-300 milioni di anni fa, quando esisteva ancora la Pangea. Secondo gli studi divulgativi citati dal Sesia Val Grande Geopark, liberò un’energia enorme e lasciò una gigantesca caldera tra Valsesia e Valsessera. Questa origine vulcanica influenza moltissimo il terreno della zona: i terreni minerali dell’Alto Piemonte, il paesaggio tra Boca, Gattinara, Bramaterra e Lessona e, soprattutto i vini nebbiolo dell’area, molto diversi da quelli delle Langhe.
Tutta questa cornice storica è arricchita anche dal fiume Sesia che nasce dal Monte Rosa e che ha modellato una vera fascia agricola: risaie nella pianura, prati irrigui e pioppeti lungo le aree fluviali e vigne sulle colline moreniche e alluvionali. Proprio la vigna risente positivamente di questa presenza fluviale, infatti dal punto di vista geologico, il fiume ha creato un tipico alveo “a canali intrecciati”, con molti rami e ampie distese di ghiaia. Questo tipo di dinamica rende i terreni giovani, ricchi di minerali che rendono questa zona vocata per il nebbiolo.
Infatti, il Sesia divide storicamente e geograficamente le zone di Gattinara e Ghemme, zone limitrofe ma caratterizzate da suoli differenti proprio a causa della storia geologica del fiume.
A Ghemme dominano sedimenti morenici e alluvionali: ghiaia, ciottoli e argille trasportati dal Sesia nel corso delle glaciazioni alpine. I terreni drenano bene ma trattengono abbastanza umidità. A Gattinara invece prevalgono terreni di origine vulcanica, ricchi di porfidi, ferro e minerali derivati da antichissimi vulcani del Supervulcano della Valsesia. Per questo, i vini di Ghemme tendono ad essere più morbidi, profondi e speziati, mentre quelli di Gattinara più tesi, minerali, sapidi ed eleganti. Il Sesia, quindi, non è solo un confine geografico, ma una vera “linea geologica” che separa due terroir storici dell’Alto Piemonte.






Ed è qui che ora entro in un altro settore fondamentale, storico e rappresentativo di questa zona, il vino.
+Durante questa visita ho potuto scoprire una realtà consolidata e portavoce: Torraccia del Piantavigna.
Torraccia del Piantavigna, con sede a Ghemme, ai piedi del Monte Rosa, è stata fondata nel 1997 da Alessandro Francoli, ma le origini risalgono agli anni ’50 grazie ai vigneti di Pierino Piantavigna che ha trasmesso la passione. Questa cantina produce principalmente grandi Nebbioli del nord Piemonte come Ghemme DOCG e Gattinara DOCG. Caratteristica della cantina è la valorizzazione del terroir vulcanico, dedicarsi a lunghi affinamenti, utilizzo prevalente di botti grandi per preservare eleganza e finezza del Nebbiolo dando vita a un prodotto equilibrato, longevo e che risulta in perfetta sinergia tra tradizione e tecnologia moderna.
“I nostri vini affinano per molti anni nelle grandi botti di allier della storica Cantina e successivamente ancora per lungo tempo anche in bottiglia. L’obiettivo è che risultino coinvolgenti anche per i palati più raffinati, esprimendo il terroir del Ghemme, la nostra versione del Nebbiolo più identitaria, che siamo soliti definire figlio del Monte Rosa e ovviamente del SuperVulcano” raccontano i titolari della cantina Torraccia, Alessandro Francoli e Giacomo Ponti.
Dopo una visita in alcuni vigneti – come il cru Pelizzane – e della cantina dove ammirare le varie botti che coccolano il vino, ho potuto iniziare a scoprire i vini durante una cena dove Alessandro Francoli e Mattia Donna, enologo che segue l’azienda da più di vent’anni, hanno spiegato, dialogato e mi hanno accompagnata nella scoperta di questa zona che mi stava affascinando.




I vini che ho assaggiato durante questo pasto sono stati i seguenti:
🍾“Neb” Metodo Classico Blanc de Noir

🍇 Autoctono a bacca rossa dell’Alto Piemonte
Sboccatura ottobre 2024
Il lungo periodo di riposo sui lieviti e il “dosaggio zero” lasciano a questo vino una forte impronta territoriale.
Affina per 54 mesi, generando finissime catenelle brillanti che ne impreziosiscono i riflessi luminosi con sfumature d’oro.
Fresco e sapido, dal sorso carezzevole, chiude su echi di piccoli frutti rossi speziati e note di agrumi canditi.
🍷“Neb” 2024

🍇 Nebbiolo
Interpretazione alternativa del Nebbiolo: giovane, fresco, profumato.
La sapidità e l’eleganza sono quelle di sempre, figlie di un vitigno esigente che si adatta a ben pochi suoli, ma che certamente ama quelli complessi, minerali e acidi dell’Alto Piemonte. La vinificazione avviene in acciaio a basse temperature per esaltare il profilo aromatico dell’uva e preservare le caratteristiche tipiche del territorio.
Il colore è rosso rubino con riflessi violacei, sinonimo di giovinezza e freschezza. Al naso prevalgono sentori accattivanti di frutta e fiori (la viola), mentre i toni balsamici sono appena accennati. In bocca è gradevole, fresco ed equilibrato, con tannini presenti ma delicati.
🍷Gattinara D.O.C.G. 2020

🍇 Nebbiolo
Le colline a D.O.C.G. Gattinara sono tra le più suggestive d’Italia con piccoli vigneti storici posti su ripide colline, punteggiate da boschi con le Alpi e il Monte Rosa sullo sfondo.
Qui i vigneti sono quasi interamente lavorati a mano.
La caratteristica che rende unico il Gattinara è la complessa composizione del suolo, di origine vulcanica, roccioso e poroso. L’uva Nebbiolo è particolarmente adatta a queste condizioni e i grappoli dei vigneti di Gattinara sono piccoli e spargoli.
Questo vino è austero con tannini vigorosi ma ricco di carattere e complessità.
Il colore è rosso rubino con riflessi aranciati. Al naso è fine, gradevole e ricorda la viola. In bocca è asciutto, armonico, con un caratteristico
fondo amarognolo.
🍷Ghemme D.O.C.G. 2020 e 2004 (magnum)


🍇 90% Nebbiolo, 10% Vespolina
L’area coltivata a Ghemme D.O.C.G. conta soltanto una sessantina di ettari.
Le particolari condizioni climatiche e l’ampia escursione termica tra il giorno e la notte, dovuta alle fresche brezze che scendono dal Monte Rosa, determinano la complessità aromatica delle uve.
Il suolo argilloso e l’esposizione a sud-ovest delle colline di Ghemme creano un vino unico, apprezzato negli anni per la sua ricca e fine eleganza, capace di incantare anche dopo molti anni d’invecchiamento.
Il colore è rosso rubino con riflessi aranciati. Al naso è delicato, con note di viola e liquirizia. In bocca i tannini sono morbidi ma il vino ne conserva l’impronta con il passare degli anni.
Il tutto assaggiando piatti della tradizione e materie prime del territorio presso l’Osteria del Caccetta a Briona.



Ma non è finita qui.
Il giorno successivo, dopo un’interessante visita all’azienda Eredi Baruffaldi, attività radicata nel territorio e produttrice di uno dei più buoni gorgonzola Dop, ho varcato la soglia del Castello di Cavenago, agriturismo della famiglia Francoli. Un luogo immerso nella vigna e nella natura; un luogo di pace e quiete che racchiude calore e raffinatezza.



In questo stupendo luogo si è svolta la verticale di confronto tra i due vini iconici dell’azienda e del territorio – Ghemme DOCG e Gattinara DOCG – e la scoperta di altre loro etichette.
🍷 “La Mostella”

🍇 100% Vespolina
Le uve per la Mostella provengono da un nostro vigneto collinare di circa 3 ettari. Trattandosi di un vitigno molto speziato non fa contatto con il legno.
Il colore è rosso brillante con riflessi violacei.
Al naso denota un pronunciato aroma di fiori rossi, frutti di bosco, spezie e pepe nero. In bocca risulta pieno e vigoroso, con tannini astringenti ma gradevoli.
🍷Gattinara D.O.C.G. Annate 2016, 2014, 2007 e 2005




🍇 Nebbiolo
🍷Ghemme D.O.C.G. 2017, 2015, 2010 e 2008




🍇 90% Nebbiolo, 10% Vespolina
Entrambi dimostrano una intrigante e intensa possibilità di evoluzione e persistenza di alto livello nel tempo. Freschi, bilanciati e espressivi anche nelle annate più vecchie.
🍾 “Erbavoglio”

🍇 Non citabile per normativa
Metodo classico, dosaggio zero, blanc de blancs.
Il lungo periodo di riposo sui lieviti e il “dosaggio zero” lasciano a questo vino una forte impronta territoriale. Affina per 38 mesi, generando finissime catenelle brillanti che ne impreziosiscono il colore. Fresco e sapido, il sorso carezzevole, chiude su echi di erbe aromatiche e agrumi.
🥂 “Barlan”

🍇 100% Nebbiolo
Barlàn, figura allegorica del Carnevale Ghemmese, ha ispirato questo splendido rosé. Creare un rosé usando il meglio dell’uva a bacca rossa può sembrare paradossale. Tuttavia, il Nebbiolo si presta perfettamente grazie al suo alto livello di acidità e di concentrazione di aromi.
La regalità dell’uva Nebbiolo è solo in parte mascherata dal palato fresco e dalla tonalità rosata di questo vino, dal colore rosa antico con riflessi ramati.
Al naso è fragrante, con note fruttate e floreali. In bocca è fresco, ben equilibrato e robusto, elegante, nonostante la giovinezza.
Che altro dire? Si è trattata di una stupenda esperienza e di grande valore culturale storico ed enogastronomico. Un territorio da scoprire e da visitare, ancora poco conosciuto e, contemporaneamente, ricco di attrattive sia per famiglie che per comitive o pochi intimi.
Vi invito di cuore a visitare questi luoghi e le varie realtà che lo compongono.


