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“La Taverna Bistrot”: un’orangerie ora ospita una squisita cucina gourmet

Percorro un rettilineo in leggera salita, il tramonto ad ovest colora di arancio il cielo contornato da una distesa di campi, di fronte a me un castello sembra aspettare solo che io giunga ad ammirarlo; si tratta del Castello di Colloredo di Monte Albano, paese a circa 20 minuti dal centro di Udine.

Mi accingo a parcheggiare dinanzi a questo edificio imponente ed elegante e ammiro il panorama. Adiacente a quest’opera architettonica si trovava l’orangerie del castello, edificio del 1300 che ora ospita il ristorante “La Taverna Bistrot”.

Ad accogliermi ci sono i due titolari, Andrea e Viviana che da qualche mese hanno dato vita alla loro filosofia enogastronomica deliziando i palati dei loro clienti tramite giocosi aperitivi e pasti gourmet di alto livello.

La location -che vivrà una nuova veste colorata nei primi mesi del 2026- è caratterizzata da toni caldi dati dalla presenza dominante del legno e da un pavimento delicato e caratteristico. A questo stile pertinente alla struttura, si uniscono degli arredi moderni dati dalle sedute, dalla mise en place, dai quadri e dagli arredi nella stupenda, romantica e conviviale parte esterna composta da un terrazzo e da un giardino favoloso alla francese dove poter godere del panorama mentre si consuma un pasto nel periodo estivo. Proprio nell’adiacente area verde sorgevano i vigneti e frutteti del castello e, in futuro, la proprietà vuole attivare il proprio orto.

Una delle chicche di questo ristorante, oltre alla possibilità di gestire varie tipologie di eventi, è sicuramente la cantina dove poter cenare, fare un aperitivo o godersi una serata a tema vino ed è proprio qui che viene servita la degustazione di formaggi. La carta vini è un vero tripudio per me che amo questo mondo: vini del territorio in dominanza, ma anche moltissime zone non solamente italiane ma anche mondiali; il tutto dando visibilità anche ai macerati, orange e non filtrati.

La cucina propone piatti attingendo prevalentemente da materie prime di piccoli produttori locali e, insieme ad offerte di carne e pesce, in ogni portata viene proposta anche l’offerta vegetariana. 

Nel mio curiosare ho domandato come si muovono quando hanno dei clienti allergici al glutine e, ammetto, la loro risposta mi ha piacevolmente sorpresa. Non si limitano a tenere in casa pane e pasta industriali gluten free, bensì si riforniscono con prodotti freschi da un piccolo produttore locale che è specializzato in questo. Un servizio e un’attenzione davvero peculiari e importanti che permettono al cliente di poter godersi veramente un pasto di alto livello.

Le domande che pongo ad Andrea, mentre la chef Viviana gestisce la cucina, sono davvero molte e lui mi racconta con amore e passione ciò che è la loro filosofia a tutto tondo.

Il menù, per esempio, viene cambiato ogni due mesi basandosi sulla stagionalità, sull’offerta di materie prime locali (molti presidi Slow Food) e cercando di proporre sempre piatti sfiziosi e intriganti.

Nei giorni d’apertura è sempre disponibile il menù alla carta ma, durante i pranzi settimanali, il cliente può anche optare per una scelta più veloce e informale che ben si adatta per le pause lavorative.

C’è però un piatto che è ormai diventato un must e che, seppur seguendo le stagioni, non possono proprio togliere dalla carta: il tortello artigianale, cacio e pepe, tonno, cipollotto, aringa (che ho provato).

Dopo aver visitato la struttura ed essermi innamorata particolarmente del giardino e del camino, è proprio vicino ad esso che mi accomodo per scoprire concretamente la loro cucina: dalle parole ai fatti.

La tavola e il servizio sono davvero di alto livello; c’è cura e attenzione in ogni dettaglio sia per la presentazione estetica sia per coccolare il cliente sotto ogni aspetto.

Inizio con un calice di bollicine accompagnato non dai soliti stuzzichini bensì, senza che potessero saperlo, con due prodotti che io amo moltissimo: il peperone crusco e le peschiole. Quest’offerta inusuale mi porta subito a pensare alla loro idea di differenziarsi e di proporre qualcosa che spesso non si trova in queste zone e che è di alto livello… direi che l’inizio è più che promettente!!!

Mentre il camino riscalda e avvolge rilassandomi, arriva il benvenuto della chef: un conetto di zucca, patate e San Daniele, una finta lisca al nero di seppia con maionese e bottarga di branzino, una tartelletta di coda di gambero, spuma di acqua delle vongole e polvere del carapace del gambero. Mi sovviene un solo termine: ricerca. Un secondo step che rispecchia le aspettative e conferma la loro passione e giocosità nei piatti.

Poi mi hanno portato i loro pani e lievitati -accompagnati da un olio del territorio- e la prima portata che ho scelto: un antipasto vegetariano dai toni colorati e pop.

Il tacos di parmigiano, tzaziki, fagioli neri, zucchine e pomodoro è un piatto fresco, delicato, giocoso e accattivante. Ti diverti nel mangiarlo e ti ritrovi piacevolmente appagata e desiderosa di scoprire maggiormente la mano di Viviana.

Ovviamente, dopo aver sentito tanto nominare quel primo piatto diventato già un must, non ho resistito e ho voluto assaporarlo dunque, ho preso il tortello artigianale, cacio e pepe, tonno, cipollotto e aringa.

Anche qui, nota molto piacevole, ho trovato il bilanciamento delle tre consistenze e la bocca pulita e fresca. Nota di gran merito, in seguito ad un mio quesito, è la pulizia del piatto, la limpidezza del brodo, l’attenzione costante e precisa in ogni fase di preparazione e servizio.

Oltre che per l’alta qualità gastronomica c’è anche la parte espressiva estetica; capisco perché questa portata non abbandoni mai il palco!

Infine, da vera amante dei dolci, dopo il colorato, fresco e sfizioso predessert, ovvero un gelato alla zucca, crumble al cioccolato e gelee di karkadè, ho degustato forse l’espressione più originale e giocosa della cucina: lo Scarpetta Tiramisù.

Credo che la fotografia vi possa già dare l’idea del perché gli hanno dato questo nome che, oltre alla particolarità lessicale, è espressione di unicità e porta a sorridere con gli occhi e anche con il palato. Davvero un dolce espressivo e rappresentativo di “La Taverna Bistrot” da mangiare fondendo le due componenti o anche separatamente. 

Infine, l’ultimo saluto da parte di Andrea e Viviana; la piccola pasticceria composta da un piccolo bignè con cioccolato arrostito, un finto bagigio alla nocciola e una sottospecie di cheesecake di formaggio e fichi: espressione e congedo della cucina che concludono gradevolmente e modernamente questa cena luculliana.

La Taverna Bistrot” è un ristorante accogliente, poliedrico, elegante e raffinato dove una cucina pop, moderna, colorata e precisa viene proposta al cliente con competenza e professionalità, il tutto generando un’esperienza di alto livello dove il cliente viene piacevolmente coccolato e appagato sotto ogni aspetto.

Sedersi ad uno dei tavoli di questo ristorante significa potersi godere un’ottima esperienza gourmet che esprime l’identità e la passione che i proprietari mettono quotidianamente; se fossi in voi, non mi farei sfuggire questa nuova realtà che, sono certa, diventerà un punto di riferimento per il territorio.