Recensioni

Recensione di “J.”

Cari lettori, siamo agli sgoccioli di questo 2022 che ha segnato le vite di molte persone ma che, probabilmente, ha riguardato anche alcuni sentimenti che a molti sono celati: quelli di un individuo adottato.

Francesca, l’autrice, ha esplorato momenti di vita dei suoi personaggi. Ha provato a spostare le foglie, a scavare nella terra con le mani e con la penna per trovare qualche traccia del loro cammino. Così è stato per Maria e Luis, di cui racconta alcuni piccoli e grandi episodi, sparsi nel tempo, che li hanno segnati. J. invece appare bloccato nel suo presente di ricerca (il 2004 è l’anno scelto per il racconto della sua storia). I soli ricordi di bambino adottato non gli bastano; mai gli sono bastati e sembrano non permettere al suo tempo di scorrere come dovrebbe, fermo in una mancanza. In questa storia si intrecciano poi le memorie di Celina.

Sono contenta di giungere alla fine di questo 2022 con un libro come questo perché amo le tematiche forti, spesso taciute, dimenticate e l’autrice ha saputo darne voce e valore.

Si tratta di un romanzo breve ma davvero ben scritto e privo di errori.

Scivolano via i capitoli e ci si emoziona ed immedesima nel protagonista riuscendo ad immaginarne anche le paure e gli sconforti.

Le radici, il passato, il nostro modo di essere e le nostre caratteristiche vengono associate ai famigliari fin dalle prime ore di vita (con frasi come “assomiglia a…” oppure “dai, fa come sua madre”). Se ci riflettiamo e proviamo a metterci nei panni di un adottato, si percepisce la presenza di un buco, di un vuoto, di una mancanza letterale.

Mi sovviene l’immagine di un puzzle dove manca il contorno.

Credo sia davvero un dolore grande d’affrontare.

In questo libro troviamo J. che cerca le sue radici; troviamo una donna che non è madre ma si mette a disposizione dei più deboli; troviamo colei che deve abbandonare un figlio ma che non smette di pensare a lui nemmeno un minuto; troviamo le atrocità del mondo… ma, in parallelo, troviamo l’amore puro.

Si, ne sono convinta.

Perché l’amore è più diffuso di quanto si possa credere; c’è nelle amicizie, nel buon cuore delle persone, nelle anime pure dei bambini, nelle famiglie che adottano con la consapevolezza del dolore che dovranno anche saper affrontare, nel caso che ci mette lo zampino… insomma, nella vita intera.

Si parla di rinascita (o di una vera nascita) dettata dalla consapevolezza, dalla mente e dal cuore.

L’autrice, in poche pagine, ha condensato tanto senza annoiare o appesantire.

Ciò che si percepisce è che essa stessa conosce quei luoghi e “sente” ciò che vivono i protagonisti.

“J.” arriva fin nella pancia del lettore; questo è sicuro.

Alla prossima recensione, la vostra Ele