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Recensione: “Le mie poesie più belle

Titolo: Le mie poesie più belle

Autore: Nizar Qabbani
Traduzione dall’arabo di Nabil Salameh e Silvia Moresi
Postfazione di Paola Caridi


Avevo sentito nominare Nizar in vari blog di poesia e mi sono incuriosita quindi ho comprato questo sottile ma ricco “libretto”. 
Vi parlo un attimo di lui: Nizar nacque a Damasco negli anni Venti e visse a stretto contatto con sua madre e con le sue sorelle; fu proprio questa vicinanza al mondo e al quotidiano femminile che incise in lui il bisogno e la volontà di farsi portavoce della libertà delle donne.
Trovo fondamentale la prefazione presente nelle prime pagine così da contestualizzare le poesie e capirle pienamente senza la quale non si capirebbe totalmente la sua lirica.
Questo libro è una raccolta di tutti i suoi punti cardine di pensiero, di filosofia di vita e di emozioni; la sua poetica è ricca, colta, intensa e articolata come a sottolineare il peso di ciò che vuole trasmettere e la forza di tale poesia.
È un poeta che ha indubbiamente lasciato il segno e che non ha mai svicolato i suoi pensieri anzi, li ha evidenziati, li ha sottolineati e resi indelebili sia che si trattasse di amore, di femminilità, di ingiustizia, di passione e anche di sessualità -e con quanta beltà ce ne parla-.
Ora vi saluto con un estratto di una sua poesia che mi ha particolarmente colpita:
“Poesia Selvaggia”

[…]
Amami come un terremoto,
come una morte inattesa,
e lascia che i tuoi seni intrisi di fuoco e fulmini
mi aggrediscano come un lupo feroce e affamato…
lascia che mi azzannino e mi percuotano
come la pioggia sferza la riva delle isole.
Sono un uomo senza destino,
sii tu, allora, il mio destino,
e mantienimi sul tuo seno come un’incisione sulla pietra…
Amami…e non chiedermi come…
Non balbettare per la timidezza…e non aver paura.
[…]

Vi abbraccio


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